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The Handmaid’s Tale: una serie da non sottovalutare

Nell’ultimo decennio ci siamo ritrovati sempre più spesso a guardare un film o a leggere un romanzo distopico, come fosse divenuto un vero trend nelle opere artistiche e letterarie. Il Racconto dell’Ancella, romanzo da cui è tratto The Handmaid’s tale, è un’opera distopica che risale addirittura al 1985, ma che, rivisitata in chiave televisiva da Hulu, ha avuto un impatto incredibilmente efficace e assunto un aspetto assolutamente attuale. 

La serie narra la realtà fittizia nata dalla penna di Margaret Atwood, in cui gli Stati Uniti d’America si sono trasformati in un paese privo di costituzione sottoposto alle regole marziali imposte da un organismo che propugna il ritorno ai valori tradizionali, creando nella realtà moderna (che nella serie è quella contemporanea e non quella a cui probabilmente faceva riferimento la Atwood) un numero enorme di distorsioni.

Il concetto fondamentale è semplice. L’infertilità è la grande piaga del futuro narrato nella serie e per far fronte a questa piaga le donne in grado di procreare sono state catturate e trasformate in ancelle prive di volontà, costrette a giacere con i più importanti uomini della società, per dar loro i figli che non sono riusciti ad avere con la legittima moglie.

La serie che descrive questo mondo letterario, ideata da Bruce Miller, riesce a rivelarsi un prodotto interessante, stimolante e affascinante. Le opere distopiche sono spesso degli esperimenti sociologici e psicologici per il telespettatore, che non può non chiedersi cosa farebbe o come starebbe in realtà tanto diverse da quella in cui è abituato ad esistere. Va chiarito, però, che lo show  non si presenta come un programma di puro intrattenimento, dal momento che la narrazione risulta essere prevalentemente introspettiva, con – come conseguenza – ritmi assai lenti e dilatati, così da consentire allo spettatore di identificarsi appieno con la protagonista (Elisabeth Moss) e i suoi stati d’animo.

The Handmaid’s Tale è, inoltre, uno show più guardato che parlato, come piace tanto dire in questo periodo. Sono poche le interazioni, ma sono assai efficaci. E, nel corso delle prime puntate, la serie di Miller ha già fatto intuire le grandi potenzialità di cui è dotata, riuscendo nell’intento di creare interesse e sconvolgimento nel pubblico, offrendo scene emozionanti, sorprendenti e, talvolta, addirittura strazianti.

Inoltre il programma targato Hulu, già rinnovato per una seconda stagione, si rende appetibile al grande pubblico anche (e per alcuni soprattutto) per la popolarità del cast, che annovera tre dei volti femminili più noti del panorama televisivo – più o meno – recente (Samira Wiley ovvero Poussey in Orange is the New Black, Alexis Bledel ovvero Rory Gilmore in Gilmore Girls e Yvonne Strahovski ovvero Sarah Walker in Chuck).

L’esperimento di Miller di adattare il romanzo della Atwood al prodotto – possibilmente – più popolare nelle arti drammatiche del periodo storico, le serie tv, è assolutamente riuscito. E la serie si offre a tutti coloro che nell’intrattenimento televisivo cerchino più di un momento di svago puro e semplice, manifestandosi come il prodotto perfetto per gli spettatori pronti a lasciarsi trasportare in un mondo che li affascinerà e li inorridirà al tempo stesso. E le precedenti sono soltanto alcune delle numerosissime ragioni per cui The Handmaid’s Tale è una serie unica nel suo genere, che non può assolutamente essere sottovalutata.

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