5 Cose di American Gods che ci stanno convincendo

La serie creata da Bryan Fuller, adattamento del capolavoro di Neil Gaiman, ha fatto indiscutibilmente breccia in un vasto pubblico, causando un grande interesse. Ed è evidente come American Gods risulti essere una delle serie più chiacchierate del panorama televisivo attuale (vuoi anche perché siamo in piena transizione tra le grandi produzioni invernali e quelle estive pronte ad arrivare). Ma, a prescindere dalla consistenza della concorrenza, non si può non riconoscere che la serie Starz stia meritando il suo successo. E oggi ci concentreremo sulle cinque cose che ci hanno maggiormente colpito in questi primi tre episodi, sperando che siano solo dei punti di partenza per stupirci ancora di più con il proseguire delle puntate.

 

  1. LA CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI

Sembrerebbe una banalità, ma quante volte ci siamo lamentati perché i personaggi erano poco più che delle sagome che si muovevano sulla scena, quasi delle ombre sottomesse dalla preponderanza della storia. In American Gods non è affatto così. Ogni dettaglio è importante, ogni gesto è rilevante per descrivere i protagonisti (e non solo). Il lavoro di descrizione del personaggio di Mr. Wednesday (Ian McShane) è la ciliegina sulla torta a un lavoro di dettaglio, di stampo letterario-romanzesco, che sta piacendo sempre di più al pubblico della serie. Gli attori fanno il loro, ma qui registi e sceneggiatori meritano davvero applausi.

 

 

 

  1. LE DIGRESSIONI

Qualcuno potrebbe dire che le digressioni in una serie che propone episodi da un’ora (circa) spezzettano la narrazione e appesantiscono il prodotto. Ed in effetti lo show non è tra i più veloci o dinamici in circolazione, ma le digressioni non sono un difetto, anzi. Le digressioni, che spesso presentano nuove divinità o ce le fanno conoscere meglio, sono un punto fondamentale e spesso regalano delle storie, che potremmo definire “one shot”, molto interessanti e curate in ogni dettaglio.

 

 

  1. LA CRUDEZZA DELLE SCENE

American Gods propone uno show molto diverso dai soliti, soprattutto perché è uno show senza filtri. Viene trasposto in televisione esattamente quello che è il disegno del regista, che, a sua volta, vuole riprodurre quanto più fedelmente gli avvenimenti narrati nel romanzo di Gaiman. E allora assistiamo a uno show imprevedibile, in cui sangue, sesso e volgarità non sono assolutamente banditi e possono apparire sul teleschermo da un momento all’altro, non per piacere scandalistico, ma per attenzione alla fedeltà della narrazione e al realismo delle scene.

 

 

  1. UNA STORIA SVELATA PROGRESSIVAMENTE

Nessuno – ad eccezione dei lettori del romanzo – ci ha ancora capito molto e, in questa particolare serie, non aver capito tutto è sicuramente un aspetto positivo. Abbiamo la curiosità di scoprire di più senza avere quella sensazione di noia o di disappunto per non possedere una visione di insieme (sensazione che tante altre serie degli ultimi mesi ci hanno provocato).

La storia non è complessa, ma è intrigante e viene disvelata allo spettatore a poco a poco, senza dargli indicazioni precise, ma soltanto indizi che alimentano il suo desiderio di continuare a seguire lo show.

 

 

  1. IL MISTICISMO E IL SOPRANNATURALE

La modernità dello show sta nel saper sfruttare a piene mani il misticismo e il soprannaturale, elementi perfetti per uno show d’azione a sfumature fantasy che può soddisfare ogni palato. Siamo incuriositi dalle leggende e dai miti che vengono citati nella storia e il modo in cui ogni divinità o mistero viene mostrato allo spettatore riesce nell’intento di soddisfare l’interesse dello spettatore e incentivare la sua curiosità per figure mitiche della cui esistenza, magari, non era nemmeno a conoscenza.

 

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