Kidding – Elaborare la Melevisione

I bambini sono curiosi. Hanno sempre un sacco di domande per la testa. «Cosa farò da grande?». «Riuscirò a dare un bacetto a Valentina?». «Sono adottato?».

Io ero un bambino semplice. Non mi facevo tutte queste domande. Somiglio molto a mia madre. Non avevo una Valentina a cui dare un bacetto. E già avevo un’idea precisa di cosa avrei fatto da grande: il tassista. Tuttavia c’era un’altra domanda che non lasciava mai i miei pensieri. Un chiodo esistenziale che ogni giorno avanzava di un centimetro in più nel mio cervello.

Tonio Cartonio ha figli?

Per me era assurdo che l’uomo candidato al titolo di Miglior Padre del Mondo non avesse figli. Non poteva essere. Ce li doveva avere per forza. E io provavo rabbia per questa mancanza. Mi mancavano delle figure da invidiare. Non mi era concessa la possibilità di inveire contro i bambini che si potevano avvalere del miglior padre sulla piazza.

Circa dieci anni dopo, questa domanda esistenziale ha finalmente trovato una risposta. E per me è stato come pagare l’ultima rata dell’analista. E la risposta è Kidding – Il Fantastico Mondo di Mr. Pickles, la serie-tv diretta da Michel Gondry (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) e interpretata da Jim Carrey (non serve menzione).

Kidding è la storia di Jeff Piccirillo – una specie di Tonio Cartonio americano adorato da ogni genere di pubblico: nonni, genitori, ladri di automobili, figli e anche quella Valentina a cui volevate dare un bacetto. Jeff è diviso tra due mondi: da una parte, l’universo fiabesco e zuccheroso di Mr. Pickles’ Puppet Time – sì, molto più saccarosio della Melevisione; dall’altra, la realtà colma di vuoto di una famiglia in frantumi.

Sono sicuro che la password del computer di Dave Holstein (creatore dello show) sia processing. Perché questa è la chiave di lettura di Kidding. Holstein e Gondry ci afferrano la mano e ci trascinano a forza dentro un momento delicato della vita di Jeff. Il suo stato d’animo si avvicina molto a quel sentimento che si prova quando si è contromano su un’autostrada (spero lavoriate d’immaginazione). Egli è uno showman di successo ma, fuori dagli studi televisivi, deve misurarsi con l’elaborazione della morte di uno dei suoi figli gemelli e della separazione dalla moglie – che ora sta pure con un altro.

La crisi che Jeff sta affrontando confluisce inevitabilmente nella natura del suo alter-ego Mr. Pickles e questo lo porterà a mettere in discussione la linea editoriale che il suo programma ha sempre adottato. Egli è stanco di rappresentare un immaginario che non esiste. È stufo di insegnare ai bambini che il blu e il rosso fanno il viola. È disgustato dal suo microcosmo popolato da pupazzi pelosi e spensierati – specialmente dal cavallo blu che emana un acre olezzo di sudore e sesso. Jeff vuole insegnare qualcos’altro. Qualcosa di vero. Di duro. Come la morte. Come la mancanza. Come la perdita.

Ed è proprio questa natura transitoria che rende Kidding un piccolo gioiello. Probabilmente Holstein e Gondry hanno odiato il loro personaggio pieno di gioia e illusione a tal punto da inserirlo in un quadro a lui opposto: il dolore. La commistione di commedia e dramma di Kidding rimanda a quell’immaginario dolceamaro che artisti come Wes Anderson (The Grand Budapest Hotel), Jean-Pierre Jeunet (Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain) e lo stesso Gondry hanno creato in modo esemplare nel lungometraggio.

Ma qui si parla di una serie. E una serie ti permette di scavare molto più a fondo nella psiche di un personaggio. Attraverso otto o dieci puntate, uno sceneggiatore è libero di prendere un personaggio e fargli compiere il viaggio più importante della sua vita, fino a farlo arrivare alla sua morte – fisica o psicologica che sia. Kidding promette questo viaggio. E vi assicuro che, dopo la sua visione, correrete dalla Valentina a cui volevate dare un bacetto, busserete alla sua porta e, quando lei vi aprirà, le direte che è stato meglio così se Tonio Cartonio non ha mai avuto dei figli.

Kidding – Il fantastico mondo di Mr. Pickles – dal 7 novembre su Sky Atlantic.

matteovitelli

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