Élite – Recensione e commenti episodio 1×01

Se siete arrivati a questa serie tv il merito (o la colpa) è quasi sicuramente de La casa di carta.

Ed è proprio sull’onda di questo successo planetario che Netflix ci propone un nuovo teen drama, direttamente dalla penisola iberica.

Droga, sesso, omofobia e razzismo, proletariato e borghesia: Élite è un mix tra Gossip Girl e How to get away with murder, con un po’ di Riverdale e un pizzico di Pretty Little Liars.
Insomma, questo nuovo prodotto Netflix ha tutte le carte in regola per diventare un teen drama di grande successo.

Il primo episodio si apre con uno dei protagonisti sporco di sangue, si delinea subito così il mistero intorno al quale girerà la serie tv: nella scuola di Las Encinas è stato commesso un omicidio.
A seguito del crollo di una scuola pubblica, i costruttori cercano di salvare la propria immagine mettendo il palio tre borse di studio in una prestigiosa scuola spagnola per tre ragazzi fortunati: è così che Samuel (Itzan Escamilla), Nadia (Mina El Hammani) e Christian (Miguel Herràn) approdano in nuovo mondo esclusivo, dove lo scontro con i coetanei ricchi sfocerà in un delitto.

I tre protagonisti provengono da una realtà ben diversa da quella dei loro compagni di classe: Samuel infatti è un ragazzo timido che per mantenere la mamma cartomante e il fratello galeotto Nano (Jaime Lorente) fa il cameriere dopo la scuola; Christian è il tipico ragazzo senza grandi ambizioni nella vita, che vuole solo essere il più cool e magari diventare famoso senza far nulla, un nuovo influencer insomma; Nadia invece ha origini palestinesi, è musulmana e abituata alle restrizioni che la sua religione e la sua famiglia le impongono, è una ragazza taciturna ma molto studiosa, ambisce a diventare la migliore della classe.

I tre ragazzi si ritrovano subito ad essere contrastati da quello che sembra essere il bullo della classe Guzman (Miguel Bernardeu), che rivendica l’esclusività della scuola, dalla sua ragazza Lucrecia (Danna Paola) e dalla strana coppia Carla (Ester Exposito) e Polo (Alvaro Rico).
A pensarla diversamente invece sono Marina (Maria Pedraza) – sorella di Guzman, ma lontana anni luce dal pensiero del fratello – e Ander (Aaron Piper) – migliore amico di Guzman e Polo – che nasconde una realtà difficile da ammettere anche a se stesso.

Nel primo episodio veniamo messi difronte alle prime trasgressioni dei protagonisti: gli approcci con la droga, il sesso a scuola e le strane perversioni di coppia.
Ma soprattutto veniamo già a conoscenza della vittima dell’omicidio: uno degli studenti de Las Encinas.

Quello che il pilot cerca di fare, è introdurre allo spettatore i vari protagonisti e le varie situazioni in cui vivono, si cominciano già a delineare le piccole sottotrame che si verranno a creare, che girano tutte intorno a quella principale: il delitto compiuto nella scuola.

Élite sceglie dunque, già dal primo episodio, tematiche parecchio importanti da sottoporre all’attenzione dello spettatore. Il punto forte è proprio la capacità di utilizzare a proprio vantaggio gli stereotipi e i cliché che, inevitabilmente, si creano: il ragazzo preso in giro dal bullo, la ragazza umile e casta che si contrappone a quella ricca e trasgressiva, il ragazzo ancora vergine e inesperto che prende una cotta per una ragazza emancipata da tempo. E’ così che lo spettatore fa sue le realtà vissute dai protagonisti, immedesimandosi subito nei personaggi.

Commenti.

A primo impatto la serie sembra molto simile a Gossip Girl – con il gruppo dei ricchi e il personaggio povero catapultato nel mondo borghese – e cerca anche un po’ di imitare la linea che segue HTGAWM, cioè un mistero da risolvere che si intreccia alla vita di tutti i giorni di un gruppo di studenti.

Similitudini a parte, con una bella spruzzata di trash qua e là, Elite è riuscita a catalizzare la mia attenzione e a invogliarmi a guardare subito tutti gli episodi, ma soprattutto è riuscita già a farmi affezionare (e già a shippare) alcuni personaggi.

C’è da ammettere però – dal basso della mia competenza in materia – che ci sono vari errori di produzione: la colonna sonora utilizzata come sfondo alle scene non è molto accattivante e l’intro all’episodio (pezzo forte di Netflix famoso proprio per le sue belle sigle) è completamente assente. Un’altra nota dolente è il fatto che, anche se il ritmo è coinvolgete e i colpi di scena discreti, spesso la storia cade nella banalità ed è molto facile intuire il passo successivo o l’evoluzione di alcune situazioni.

Il primo episodio scorre molto velocemente, coinvolgendomi fin da subito, e alimentando la curiosità di scoprire chi è l’assassino.

Vediamo cosa ci riserverà il secondo episodio.

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