Stranger Things – Recensione 3×01 – Suzie do you copy?

Si parla di quella che è stata la serie più attesa dell’estate 2019, che in pochissimi giorni dal suo rilascio sulla piattaforma streaming, ha già battuto il record di visualizzazioni su Netflix: Stranger things 3, creata dagli showrunner Duffer brothers.

Siamo nel 1985, anno della registrazione di We are the world, del primo capitolo di Ritorno al futuro, di Ladyhawk e dei Goonies. Ci troviamo ancora una volta a Hawkins, Indiana, “tranquilla” cittadina nella quale, nel corso dei due anni precedenti il tasso di mortalità è progressivamente aumentato e che si appresta ad evolversi così come le misteriose vicende inerenti al Sottosopra.

Ricapitolando

La prima puntata della terza stagione di Stranger Things si apre in un inedito scenario russo, dove, in un laboratorio, degli scienziati cercano di aprire un varco verso il Sottosopra.

Ad Hawkins assistiamo alle nuove dinamiche di gruppo dei protagonisti: Nancy e Jonathan lavorano al giornale locale, Lucas e Max intrattengono un’altalenante relazione, Will sembra essere ritornato alla normalità (che in realtà dura solo dieci minuti) e Mike e Eleven sono una coppia e passano tutto il tempo insieme, cosa che fa infuriare Hopper, padre della ragazza a tutti gli effetti, che si sfoga con Joyce e a lei chiede consigli.

Nel frattempo Dustin rientra dal campo estivo e chiede agli amici di aiutarlo ad assemblare una potentissima ricetrasmittente da lui costruita per tenersi in contatto con Suzie, la sua nuova ragazza conosciuta al campo, e con il quale intercetta uno strano messaggio in russo, ma non venendo creduto dai suoi amici si rifugia da Steve, che ora lavora come gelataio al Mall Starcourt insieme a Robin.

Contemporaneamente, Billy, nuovo bagnino della piscina comunale, sembra interessato alla madre di Mike e Nancy, la quale sembra ricambiare: essendosi dati appuntamento in un motel, durante il tragitto, qualcosa colpisce il parabrezza della macchina di Billy, che finisce fuori strada nei pressi dell’acciaieria: sceso per capire cosa abbia causato l’incidente, il ragazzo viene trascinato da qualcosa di mostruoso nei tuguri dell’edificio.

Giudizio

La prima puntata svolge la funzione di ricapitolare la situazione, spiegare i nuovi equilibri relazionali e accompagnare lo spettatore a immedesimarsi nuovamente nei protagonisti, che, un anno dopo i terrificanti eventi in cui sono stati convolti, sono davvero cresciuti e si ritrovano nel pieno dell’adolescenza. Certo, la puntata non è dinamica e ricca di colpi di scena, ma funge da preambolo per le disavventure a venire e getta numerosi semi destinati poi a crescere nelle puntate seguenti, come la presentazione, anche se solo parziale del minaccioso e mostruoso nemico. L’azione lascia lo spazio all’approfondimento psicologico dei personaggi, che rimangono vero cuore della serie.

Le atmosfere anni’80, tanto criticate da molti poiché considerate eccessivamente nostalgiche, funzionano invece egregiamente nel ricreare perfettamente l’atmosfera dell’epoca. Le citazioni musicali e filmiche di quel periodo, infatti, così come i costumi e le ambientazioni, sono ben funzionali a far calare ancora più profondamente lo spettatore nella mitologia della serie.  In Ogni caso primo episodio apprezzatissimo, anche se non memorabile.

Frasi iconiche

Dustin: “She’s hotter than Phoebe Cates.”

Hopper: “Three-inch minimum!”

Dustin: “Suzie, do you copy?”

Note dolenti

Non ho gradito molto la scelta della colonna sonora coi cori russi nella prima scena, che ricrea un’atmosfera parecchio stereotipata e macchiettistica.

Probabilmente le scene che vedono Billy come oggetto del desiderio della signora Wheeler &co. rischiano di essere cringe e disturbanti, ma fortunatamente non si protraggono eccessivamente a lungo.

Scene migliori

Personalmente ho adorato la divertente scena in cui i ragazzi danno il “Bentornato a casa” a Dustin, così come anche i dialoghi tra Hopper e Joyce riguardanti il famoso “discorsetto” e la sequenza finale che vede Billy essere trascinato via nell’oscurità da degli spaventosi tentacoli.

Benedetta Vanotti

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