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Recensione della 3×10 di How to get away with murder – We’re bad people

Puntata toccante quella messa in scena da Shonda: 45 minuti incentrati sul ricordo di Wes e del suo rapporto con gli altri protagonisti del telefilm. Nulla di scontato né di banale, ma un episodio costruito egregiamente a livello fotografico, contenutistico (con delle ottime evoluzioni psicologiche dei singoli personaggi) e formale. Si nota una perfetta scelta fotografica che differenzia i flashbacks con delle scene più luminose e in pieno stile memories dal contesto reale con una fotografia più scura e cruda.

Ci ritroviamo in un contesto in cui Annalise è in prigione, accusata dell’omicidio di Wes, Laurel aspetta il bambino di quest’ultimo, Frank è tornato da Laurel che non ha esitato un momento a mandarlo via, sottolineando quanto sarebbe dovuto morire lui e non Wes, Asher e Connor combattono a suon di parole taglienti e pugni efferati per dimostrare quanto manca loro “lista d’attesa” e Bonnie che deve riuscire a trovare un escamotage per tirar fuori di prigione Annalise.

Una puntata avvincente nonostante non vi siano casi di rilievo da analizzare e sviscerare. Ritroviamo un’Annalise totalmente assente, rinchiusa in una cella piccolissima con altre due donne senza un minimo di privacy: emblematica la scena in cui una delle compagne di cella si propone di non guardarla mentre si concede di espletare i propri bisogni fondamentalmente davanti a tutti. Bonnie risulta alquanto persa e scoraggiata all’inizio e non sa bene come gestire un caso così complicato come quello che vede la nostra Annalise come imputato. Frank è tornato, ma soprattutto è tornato da Laurel, la quale non gli risparmia il rifiuto. Sarà per questo che deciderà di costituirsi come l’assassino di Wes? Crediamo proprio che sia il suo modo di dimostrare profonda fedeltà ad Annalise ed espiare le proprie colpe anche nei confronti di Laurel. Ritroviamo anche una Michaela cambiata, maturata e più umana: non è più la signorina perfettina che tutto sa e tutto può additare, ma troviamo stralci di ricordi dell’amicizia con Wes che ci fanno intravedere una nuova Michaela. Connor si riconferma il solito ragazzo confuso in amore e tremendamente sincero, a tratti spocchioso e cinico con Asher nel ricordare Wes. Asher riconferma il suo problema con gli attacchi di rabbia in una scena in cui anche un santo avrebbe avuto una reazione nei confronti di Connor.

Possiamo dire che è una puntata ben strutturata che non fa rimpiangere le precedenti in cui l’azione la faceva da padrona proprio perchè ha aggiunto una componente psicologica ed umana di cui è stata carente finora.

Voto 8, una Shonda che riconosciamo per un telefilm che pian piano sta migliorando e sta dimostrando di poter dare il suo contributo al giovedì Shonda.

– Dreamy Tramp –

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