Recensione American Horror Story 1984, 9×05 “Red Dawn”

Red Dawn

Finalmente a Camp Redwood sorge il sole, che pone definitivamente fine a una interminabile notte fatta di inganni e (ovviamente) omicidi in stile slasher. 

Giunti ormai a pochi episodi dalla fine della nona stagione di AHS, era proprio il caso che la notte a Camp Redwood terminasse, visto che la faccenda stava andando troppo per le lunghe.  Continuando quindi sulla falsa riga degli episodi precedenti, assistiamo a omicidi casuali, senza un motivo, in un “tutti contro tutti” finale. E, come negli altri episodi, c’è anche un flashback, in questo caso riguardante il passato di Donna. Si scopre infatti il motivo per il quale è così ossessionata dal capire i serial killer, anche se per la trama in sé non è così rilevante.

Ma le scene che più ci interessano sono quelle verso la fine dell’episodio. Si scopre infatti che tutti i ragazzi che vengono uccisi a Camp Redwood rimangono al campeggio sotto forma di fantasmi, e non possono lasciare il luogo. Ciliegina sulla torta: Brooke viene vista mentre si difende da Montana, e Margaret fa ricadere sulla ragazza la responsabilità del massacro. Di nuovo. Tutti i serial killer della vicenda riescono a uscirne puliti, tant’è che Mr Jingles e Night Stalker decidono di partire insieme come due vecchi amici alla volta di Los Angeles.

Ora, dal momento che mancano ancora tre episodi alla fine della stagione, ci si chiede come procederà la storia. Anche perché Red Dawn poteva benissimo essere usato come finale. Sul web impazzano le teorie. Alcuni sostengono che le vicende di 1984 potrebbero in qualche modo intrecciarsi con altre stagioni di AHS, cosa che in effetti accade spesso.

Onestamente spero che negli ultimi tre episodi restanti gli autori siano riusciti a dare un senso a questa stagione, la quale non ha dato grandi soddisfazioni. Forse lo sbaglio è stato quello di voler riprodurre lo stile slasher anni ’90 alla lettera. Stile che è piuttosto ripetitivo e privo di ulteriori sbocchi, e che nel 90% dei casi sfocia nel ridicolo e può anche annoiare.

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