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American Crime Story – recensione 2×02, “Manhunt”

Eccoci arrivati al secondo capitolo di American Crime Story, The Assassination of Gianni Versace. Purtroppo, contrariamente alle aspettative, questo episodio risulta lento e (quasi) noioso. La scelta di svelare fin da subito l’assassino (inconsueta rispetto alle tradizionali serie crime) avrebbe potuto essere una trovata, se solo fosse stata accompagnata da altri elementi accattivanti e in grado di incuriosire e intrattenere lo spettatore. Invece sono pochi gli aspetti nuovi o interessanti del secondo episodio. Andrew Cunanan continua a dimostrarsi instabile psicologicamente (la recitazione è talvolta al limite della credibilità) e vengono riproposte le tensioni tra Donatella Versace e Antonio, compagno dello stilista (interpretato da Ricky Martin), già viste e percepite durante il primo episodio. Nessun indizio né del rapporto tra lo stilista e il suo assassino, né del movente dell’omicidio.

Nonostante tutto, ci sono alcuni aspetti interessanti e che aggiungono un po’ di “pepe” alla faccenda. Sembra infatti che Ryan Murphy stia giocando a contraddire le dichiarazioni ufficiali della maison di moda Versace: se nel secondo capitolo della serie ci sono tutti gli indizi per farci capire che Versace fosse malato di HIV, la malattia è sempre stata smentita dalla maison dopo la sua morte nel ’97. La casa di moda ha infatti affermato che lo stilista ha sofferto di un tumore durante il periodo di malattia. Bisogna quindi tenere conto di quali elementi siano effettivamente veritieri e quali origine di finzione.

L’entrata di Ronnie è forse uno degli elementi positivi dell’episodio: sembra infatti l’unico personaggio in grado di accettare Andew per quello che è e con il quale lo stesso Cunanan sembra essere “se stesso”, senza nascondersi dietro inutili maschere.

Al termine del secondo episodio, non ci resta altro che sperare che i prossimi siano più coinvolgenti. Voi cosa ne pensate?

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