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Occhio al talento. L’opera prima di Tom Ford.

Questa rubrica settimanale vi illustrerà un neo regista che ha dimostrato di possedere un buon talento nella settima arte incontrando il favore della critica e a volte, anche del pubblico. Il primo appuntamento con la rubrica analizzerà l’opera prima di Tom Ford, un nuovo cineasta che ha nella sua filmografia presenta solo due opere. Entrambe considerate notevoli dalla critica.

George Falconer è un professore inglese omosessuale che non riesce più a sopportare la morte del compagno Jim,per questo decide di suicidarsi alla fine della giornata ma non tutto avviene come previsto. Fin dalla prima inquadratura Tom Ford colpisce per la messa in scena coadiuvata da una narrazione dotata di flashback caratterizzati con una luce calda e accogliente; nel monologo d’apertura interpretato da Colin Firth tutto sembra glaciale, il volto dell’attore privato di ogni luce ed illuminato solo dalla pungente e malinconica fotografia che muta di netto quando visioniamo i vari flashback. Il periodo storico è scritto perfettamente, il cineasta descrive gli anni 60 come un turbine di paura che bloccava il popolo a pensare in modo chiuso, turbato da ciò che non si conosceva nei dettagli.

Basato sul romanzo di Christopher Isherwood, la solitudine è il motore trainante della pellicola attraverso la quale Tom Ford,racconta una storia non isolata all’omosessualità ma all’isolamento auto imposto di una persona incapace di immaginare il suo futuro; un avvenire in cui la luce negli occhi è scomparsa con la perdita di Jim. Attraverso la fotografia però sembra esserci una speranza di ritorno alla vita, infatti quando il protagonista esprime sentimenti non futili, la fotografia illumina il viso mostrando quella gioia che aveva in passato. Il giovane cineasta stupisce la critica manifestando un grande talento nella regia; i movimenti di macchina, come ogni rallenty sono frutto di una consapevolezza della settima arte, di ciò che può suscitare posizionando in un certo punto la macchina da presa e Tom Ford ha tutte le carte in regola per potere essere un ottimo cineasta.

Federico Fellini ha rappresentato e rappresenta tutt’ora una grandissima ispirazione per moltissimi giovani registi e Tom Ford non è un’eccezione; infatti il personaggio di George ricorda un po’ Marcello Mastroianni in Otto e Mezzo di Fellini. L’opera prima del cineasta riflette sul desiderio di sentirci parte di una coppia, di un gruppo, di qualsiasi cosa ci faccia dimenticare i dolori del nostro passato.

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