Elite – Il male di Netflix

Pierino va al supermercato e compra dieci mele. Dopo aver pagato e salutato il simpatico commesso, Pierino torna a casa e prende il libro delle ricette di sua nonna. Pierino è contento. Vuole fare una torta di mele. Pierino apre il libro della nonna e legge una frase: «Per calcolare le giuste dosi di ingredienti, stabilire un numero di persone». In casa ci sono solo lui e la nonna. E allora Pierino decide di fare una torta di mele per due persone. Ma Pierino ha comprato dieci mele – un po’ troppe – e non le vuole sprecare. E quindi decide di cucinare una torta di mele per due con dieci mele. E gli viene male.

 

Questo è il problema di Netflix.

Quando si comprano tante mele – che, in questo caso, chiameremo serie tv– possono capitare due cose: non avere più soldi e aumentare la probabilità di trovare una mela marcia. Qualche tempo fa, David Wells – ex CFO di Netflix – ha annunciato l’investimento di 8.000.000.000 (a cifre si capisce meglio) di dollari nella produzione di circa 700 fra film e serie tv. Sempre Wells, poi, ha affermato che il modello di business di Netflix è «continuare ad aggiungere contenuti, perché sta funzionando e ci sta facendo crescere».

 

Tutto questo è molto bello. Davvero. Una piccola impresa – perché sì, Netflix è piccola – che sfida giganti come Amazon, Disney, Apple e Alibaba, e che continua a indebitarsi pur di offrire a un prezzo esiguo una marea disordinata di prodotti audiovisivi mentre aspetta di essere comprata da uno dei già citati giganti.

 

Eh già. Perché questo è il destino di Netflix.

 

Secondo voi, perché Disney ha deciso di togliere i suoi prodotti dai cataloghi di Netflix? Sì, perché vuole lanciare la propria piattaforma streaming. Ok. Ma c’è un altro motivo. Disney voleva comprare Netflix – prima che lo facesse Amazon –, ma la nostra piccola impresa ha resistito. Ha combattuto e sconfitto Topolino. Ha resistito in mezzo alla guerra fredda tra Amazon e Disney.

Ribellione al sistema. Meraviglioso. Fino a Elite.

 

Ecco, Elite è la mela marcia in mezzo alle altre nove.

 

Dopo aver bestemmiato per circa novantadue minuti, Pierino si chiude in camera sua e accende il computer. Va su Netflix – sì, ha un account condiviso con la nonna – e trova una nuova serie. Un mix mal riuscito di 13 Reasons Why e de La Casa de Papel senza el Profesor. Dopo aver fatto una lunga sessione di binge watching, Pierino si alza dal letto, va verso la finestra e si lancia dal settimo piano. La nonna è sorda e continua a mangiare la sua fetta di torta di mele venuta male.

Il problema di Elite è il sensazionalismo. Tutto è spettacolarizzato. Se la vita reale avesse una fotografia così, probabilmente avremo tutti un abbonamento annuale dall’oculista – e quello purtroppo non si può condividere con nessuna nonna. Neon. Controluce. Fari. E poi c’è il rallenty. Ma quanto è bello il rallenty? Anche Pierino, proprio in questo momento, sta precipitando verso il suolo al rallenty. Io lo capisco che gli autori di oggi sono tutti figli di Matrix. Ok. Ma il rallenty deve essere giustificato. Ci vuole una motivazione specifica. Per esempio, nel film delle ora sorelle Wachowski, il rallenty veniva utilizzato quando i personaggi erano all’interno del sistema Matrix. Insomma, l’Agente Smith direbbe che aveva uno scopo. E il rallenty di Elite non lo ha. Probabilmente l’hanno usato quando dovevano arrivare ai 45 minuti.

 

Per non parlare dei personaggi. Ora io non faccio testo – perché gli ormoni non mi si sono ancora accesi –, e neanche Pierino può parlare – perché nel frattempo si è schiantato al suolo –, ma perché Carlos Montero e Darío Madrona – creatori dello show, entrambi quarantenni – hanno avuto la creativa idea di mettere in scena adolescenti devoti esclusivamente al sesso?

Elite è uno show fatto di sesso. C’è solo sesso – e qualche lieve accenno ai rapporti familiari (tralasciando la raffigurazione dilettantistica della tradizione musulmana, che meriterebbe un articolo a parte). Bene, avete sbagliato. Gli adolescenti non pensano solo al sesso. Anzi, forse ne hanno un po’ paura. È come la morte. È un confine che, una volta oltrepassato, non ti premette più di tornare indietro. E neanche Elite ti permette più di tornare indietro. È come The Ring: una volta che hai visto la cassetta, per te è finita.

 

Quindi, se non volete morire dopo sette giorni, non vedetevi Elite.

 

Come direbbe la sezione marketing di Netflix, BASTA ELITE.

Chiudete il computer e date retta allo scemo che scrive: recatevi nella chiesa più vicina e accendete due ceri: uno dedicatelo all’attuale Sig. Netflix – possa lui vestirsi della migliore armatura cervantesiana e continuare nella sua lotta ai giganti, puntando però sempre alla qualità dei contenuti; il secondo dedicatelo a Pierino.

Elite – Disponibile su Netflix

matteovitelli

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