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Better Call Saul Recensione Episodio 3×06 It’s Just a Name

Eccoci all’indomani dell’apocalittico sfogo di Chuck in tribunale che ci ha lasciato senza parole ma soddisfatti. Si raccolgono le ceneri di un esplosione vulcanica che ha destabilizzato tutti i personaggi; da un lato abbiamo Chuck che è visibilmente sconvolto per tutto l’accaduto e, nonostante Howard tenti di fargli credere che la sentenza sia andata a loro favore, si sente smarrito e sicuramente sconfitto. Rendersi conto che la malattia è più mentale che fisica lo ha sopraffatto ma dopo un primo momento di depressione decide di affrontarla seppur con difficoltà e di uscire tra le luci sfavillanti e piene di elettricità di Albouquerque. Il personaggio di Chuck, nonostante lo abbia molto odiato e probabilmente lo odierò anche in futuro, mi fa una certa tenerezza mista a rabbia; se solo si fosse fatto aiutare da Jimmy probabilmente non sarebbero arrivati a questo punto.

In questa puntata andiamo più in profondo nella vita dei nostri personaggi. Vediamo Mike e il suo fortissimo attaccamento alla famiglia, alla nipote e alla nuora. In contrapposizione con il suo “mestiere” c’è la sua vita privata che è il motore che probabilmente lo spinge ad andare contro la legge. Un uomo trasformato dalla morte del figlio, sulla quale spero che prima o poi Gilligan ci dia maggiori lumi, passato da una parte all’altra della barricata visto che seguire la legge gli ha solo portato via suo figlio. Credo che Mike fosse il padre da imitare, la figura che ha spinto il figlio ad entrare nella polizia e forse proprio questo non riesce a perdonarselo.

Gilligan ci racconta anche un po’ del personale di Nacho: il suo rapporto con la famiglia lo porta ad ordire un qualche piano (probabilmente quello che lo condurrà sulla sedia a rotelle) ai danni di Hector che ha deciso di utilizzare il negozio del padre di Nacho per i suoi traffici. Il piano di Hector è di diventare l’unico a commerciare su Albouquerque. Mentre Salamanca crede di avere tutto sotto controllo, vediamo Fring ispezionare un’azienda abbandonata…e ditemi che al primo sguardo non avete riconosciuto la lavanderia??? Devo riconoscere che quest uomo è un genio. Alla prima inquadratura sono tornati in circolo tutti i ricordi di Breaking Bad e di quello che accadrà in quella lavanderia. Credo proprio che dovrò rivederla per la terza volta 🙂

Jimmy è alle prese con la sospensione di un anno e deve cercare di sbarcare il lunario per non chiudere lo studio con Kim. Lo vediamo tenace nel non voler chiudere lo studio ma si deve scontrare con la realtà del non poter lavorare e gli impegni presi a livello finanziario..per un attimo ho pensato che sarebbe passata un’altra puntata senza vedere la trasformazione completa del nostro Jimmy e invece ecco qui che nasce SAUL GOODMAN dalle risorse inesauribili di quest uomo, dal suo non lasciarsi abbattere, dal suo ottimismo innato e la voglia di cavarsela sempre. Saul Goodman…It’s all good man che potremmo interpretare come “va tutto bene, amico”..un augurio o come dice lui “solo un nome”.

 

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