Le cose migliori e le peggiori della prima stagione di Luke Cage

Luke Cage è una delle ormai numerose serie dedicate ad eroi marvel – anch’essa frutto di una collaborazione fra Marvel e Netflix – sbarcate sul piccolo schermo nell’ultimo periodo. Pur non avendo avuto la stessa risonanza mediatica di Daredevil o di Iron Fist (reso famoso per il negativo responso di critica), Luke Cage è un prodotto che merita comunque di essere analizzato con attenzione. E in questo articolo vedremo nel dettaglio cosa ci è piaciuto di più in questa serie, cosa ha davvero funzionato, e cosa, per contraltare, invece, ha funzionato meno.

Tra le cose maggiormente positive non si può non menzionare la presenza di un triangolo amoroso, che, a tratti, diventa molto più che una sotto-trama e si trasforma in vero punto di interesse della serie. Sembrerebbe quasi superfluo approfondire l’argomento romantico in una serie basata su un vigilante Marvel, eppure ritengo che nel programma ideato da Cheo Hodari Coker, le vicende sentimentali del protagonista giochino un ruolo fondamentale e si rivelino, a tratti, uno dei principali nuclei di interesse. Cage si trova immediatamente sedotto dalla detective Misty Knight, salvo poi conoscere, nel corso della serie, Claire Temple, la quale, dopo iniziali esitazioni, finisce per innamorarsi del mastodontico Cage. La Temple, rimasta scottata dalla sua avventura con Daredevil, sembra, invece, più incline a legarsi sentimentalmente a Luke Cage, il quale appare un individuo meno autodistruttivo, ma soprattutto meno controverso del vigilante in rosso. Non possiamo poi fare a meno di rilevare come in Cage, malgrado il rapido allontanamento dalla detective, rimasta storia di una sola notte, permanga un certo attaccamento nei confronti della coraggiosa poliziotta; cosa che, paradossalmente, depista e allo stesso tempo incuriosisce lo spettatore, ansioso di scoprire quale potrebbe essere l’evoluzione del rapporto fra lo stesso Cage e la Temple.

Merita menzione anche il personaggio di Mariah Dillard, la spietata consigliera interpretata da Alfre Woodart, è un personaggio pieno di sfaccettature, capace di cadere sempre in piedi e di essere il vero motore delle storie in cui Luke Cage diventa pedina. La sua evoluzione e la sua trasformazione danno alla serie un villain originale, rappresentato da una donna ambigua, pronta a tutto e con un’abilità oratoria in grado di sbrogliare le situazioni più delicate a suo favore. Ai suoi fianchi ottiene risalto e luce anche il personaggio di Shades, che, da iniziale tirapiedi, fa intravedere un carattere riflessivo e astuto, che lo rende altrettanto interessante.

La trama della serie è, inoltre, particolarmente solida per gli standard delle serie Marvel. C’è un pregresso ben specifico che dà una motivazione di rabbia profonda al nemico principale di questa prima stagione, Diamond Beck, e soprattutto c’è una descrizione vivida e verosimile di quello che è il contesto e l’ambiente in cui i protagonisti si muovono. Una Harlem dove la solidarietà della comunità afroamericana riesce a prevalere sullo stereotipo della paura di chi è diverso, di chi ha dei poteri superiori.

 

 

Ci sono piaciuti meno, invece, i dialoghi. Nelle prime puntate della serie sembra che manchi davvero la capacità ai protagonisti di esprimere sentimenti veri in modo concreto e diretto. Sembra che si limitino tutti a frasi ad effetto, impedendo alle emozioni e ai sentimenti più profondi di venire fuori, di emergere e di creare un collegamento stretto con il pubblico. Luke Cage è per eccellenza un uomo di poche parole, ma attorno a lui ci saremmo aspettati personaggi più brillanti, capaci di discorsi più significativi per dare credibilità alla storia narrata. Tuttavia, con l’ingranare della storia, anche alle carenze di sceneggiatura sembra si sia trovato un rimedio, essendo risultate le puntate finali di gran lunga più complete e meglio studiate rispetto alle precedenti.

Non ha brillato nemmeno il personaggio di “Cottonmouth”. Premessa la grandissima capacità recitativa di Mahershala Ali, il quale, anche in silenzio, con lo sguardo e il completo giusti risulta essere un grande catalizzatore di attenzioni, non si può fare a meno di notare una certa debolezza della regia nel tratteggiare il suo personaggio, che, almeno all’inizio, sembra poter essere l’antagonista di Luke Cage, salvo poi scoprirsi pedina dietro Diamond Beck e vittima sacrificale per la trasformazione della cugina Mariah in un personaggio persino più oscuro di quello che era “Cottonmouth”. Anche le carenze di questo personaggio, però, possono essere riferibili alla “minore efficacia” della prima parte di stagione, più lenta e meno coinvolgente rispetto alla seconda parte, notevolmente più appassionante e dinamica.

 

Valutando, nel complesso, la serie Netflix, comunque, emerge un prodotto assai interessante e con grandi potenzialità, in cui le storie sono state pianificate e intrecciate forse con addirittura maggiore linearità e raziocinio che nelle serie “sorelle”. Ci aspettiamo tanto dagli sviluppi del personaggio di Luke Cage e dal suo possibile legame amoroso con Claire Temple.

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