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Le 10 migliori miniserie da vedere su Prime Video

Amazon Prime potrebbe essere più conosciuto per le consegne a domicilio che per la produzione di film e serie TV, ma negli ultimi dieci anni la piattaforma ha costruito silenziosamente un catalogo davvero impressionante. Dalle epiche serie di fantascienza come The Expanse e Fallout, alle commedie diventate dei classici come Fleabag e The Marvelous Mrs. Maisel, la piattaforma offre ore e ore di ottimi contenuti a portata di mano. Ma non tutti hanno il tempo di dedicarsi a una storia che si sviluppa nell’arco di diverse stagioni. A volte, le storie più soddisfacenti sono quelle di breve durata, raccontate in dieci episodi o meno.

Queste serie non sono interminabili e non è necessario aspettare un’intera stagione prima che riescano a prendere ritmo. Prime Video non ha badato a spese per produrre brillanti miniserie che spaziano dalle epopee storiche all’inquietante body horror. Questa classifica raccoglie il meglio del meglio della televisione. Ecco le 10 migliori miniserie disponibili in streaming su Prime Video, in ordine di classifica.

10. The Girlfriend

The Girlfriend, basata sull’omonimo romanzo di Michelle Frances, potrebbe avere l’aria di una lettura da spiaggia un po’ trash, ma le interpretazioni dinamiche e una narrazione meravigliosamente ambigua la rendono una serie davvero piacevole da guardare. La protagonista è Robin Wright, che ha anche diretto i primi tre episodi, nei panni di Laura, una madre benestante molto legata al suo amato figlio Daniel (Laurie Davidson). Quando Daniel porta a casa la sua nuova fidanzata, Cherry (Olivia Cooke), la tensione tra le due donne aumenta, mettendo Daniel di fronte a un conflitto di lealtà.

L’aspetto più interessante della serie è l’utilizzo di due diversi punti di vista. Metà della storia viene raccontata dalla prospettiva di Laura e l’altra metà da quella di Cherry, ed è evidente quanto le due donne vedano le stesse situazioni in maniera completamente diversa. La tensione che ribolle tra loro si trasforma in una vera e propria battaglia, mentre i loro punti di vista contrastanti portano inevitabilmente a una serie di rivelazioni esplosive.

The Girlfriend riesce a mantenere il pubblico nel dubbio, lasciando agli spettatori il compito di decidere da che parte stare. Inizialmente Laura sembra una madre protettiva, anche se un po’ troppo invadente, ed è emozionante quando finalmente mostra il suo vero volto. Cherry, d’altra parte, sta chiaramente cercando di nascondere alcuni aspetti del proprio passato a Daniel e alla sua famiglia, ma chi non sarebbe tentato di mostrarsi sotto la luce migliore davanti a un nuovo amore? Si tratta di una semplice omissione o della prova di qualcosa di più sinistro? Wright e Cooke offrono interpretazioni magnetiche che elevano il materiale originale, rendendo questa una serie difficile da interrompere.

9. Tales From the Loop

Tales From the Loop è una splendida miniserie che meriterebbe molta più attenzione. Basata su un libro d’arte dell’artista svedese Simon Stålenhag, la serie è ambientata nella piccola cittadina di Mercer, in Ohio. Molti degli abitanti lavorano presso il Mercer Center for Experimental Physics, conosciuto semplicemente come il Loop. Il Loop è stato costruito per ampliare la nostra comprensione di ciò che è possibile fare nell’universo, trasformando la fantascienza in realtà.

Le tecnologie provenienti dal Loop sembrano manufatti alieni, ma per gli abitanti di Mercer fanno semplicemente parte del paesaggio quotidiano. Tales From the Loop funziona come una serie antologica, con personaggi ricorrenti che compaiono in episodi diversi e storie per lo più autoconclusive. Ogni episodio racconta gli abitanti della città mentre interagiscono con le creazioni del Loop, affrontando temi profondamente umani come l’invecchiamento, il lutto e la solitudine. Un oggetto metallico predice la durata della vita degli abitanti. Due bambini scoprono come scambiarsi i corpi. Un uomo viaggia in un universo alternativo. Alcuni adolescenti imparano a fermare il tempo.

La serie vanta un incredibile gruppo di talenti davanti e dietro la macchina da presa. Nel cast troviamo Rebecca Hall, Jonathan Pryce, Duncan Joiner e Paul Schneider. Registi come Ti West e Jodie Foster hanno diretto alcuni episodi, mentre il regista di The Batman, Matt Reeves, è tra i produttori esecutivi. È una serie bellissima e meditativa, con una prospettiva unica e un ritmo piacevolmente rilassato.

8. River

In parte Nordic noir e in parte cupo poliziesco britannico, River reinventa entrambi i generi grazie a interpretazioni straordinarie e a uno sguardo attento sulla psiche umana. Creata da Abi Morgan, sceneggiatrice de The Iron Lady, River vede protagonista Stellan Skarsgård nei panni dell’ispettore John River. Trascorre le sue giornate parlando dei vari casi con la sua collega Stevie (Nicola Walker), una veterana delle serie crime britanniche. C’è però un problema: Stevie è morta.

Non si tratta di un vero e proprio drama soprannaturale. Le visioni di Stevie sono manifestazioni del dolore e della depressione di River, che è consapevole del fatto che le sue allucinazioni probabilmente non siano un buon segnale. Viene mandato da uno psichiatra per affrontare i suoi problemi, ma le visioni continuano. D’altra parte, le sue allucinazioni si rivelano utili anche per risolvere i casi. Oltre a parlare con Stevie, River vede le vittime di altri crimini violenti, che spesso gli forniscono gli indizi necessari per risolvere gli omicidi.

Sulla carta potrebbe sembrare una storia assurda, ma River è una serie molto seria, con qualcosa di profondo da dire sul lutto e sul disagio psicologico. Skarsgård offre un’interpretazione straordinaria nei panni di un uomo letteralmente perseguitato dal proprio passato. Mentre cerca di risolvere l’omicidio di Stevie contro gli ordini dei suoi superiori, scivola sempre più verso il limite. La serie è più interessata a esplorare la mente tormentata di River che a costruire misteri pieni di colpi di scena, ma riesce perfettamente nel suo intento, con un forte impatto emotivo.

7. The English

Prime Video ospita una delle migliori miniserie western mai realizzate. The English vede Emily Blunt nei panni di Lady Cornelia Locke, una donna inglese che nel 1890 si reca in Kansas per vendicare la morte del figlio. Arrivata in un ambiente ostile, incontra Eli Whipp (Chaske Spencer), un membro della tribù Pawnee ed ex esploratore dell’esercito. Entrambi si trovano in una situazione difficile e riescono a uscirne indenni grazie al reciproco aiuto.

Mentre Cornelia intraprende il viaggio attraverso il West alla ricerca della vendetta, Eli si unisce a lei, deciso a reclamare il terreno che il governo gli ha promesso. La loro missione comune decostruisce alcuni dei miti legati al West americano, affrontando apertamente la violenza del colonialismo e le false promesse del destino manifesto. Quello che inizia come un rapporto di convenienza tra Cornelia ed Eli si trasforma in qualcosa di più profondo. Entrambi desiderano pace e appagamento e riescono per un breve periodo a trovarli l’uno nell’altra, ma la violenza del West non si ferma.

The English è sostenuta dalle splendide interpretazioni di Blunt e Spencer, oltre che da un ottimo cast di supporto che comprende Ciarán Hinds, Rafe Spall e Toby Jones. La Cornelia di Blunt è allo stesso tempo snob nei confronti delle condizioni dell’America e straordinariamente abile con una pistola, e le sue contraddizioni sono affascinanti. Whipp, in alcuni momenti, incarna il classico archetipo del nativo americano stoico che abbiamo imparato a conoscere attraverso cinema e televisione, ma la rabbia che ribolle sotto la superficie gli conferisce maggiore profondità.

6. Swarm

Una delle migliori miniserie di Amazon è anche una delle migliori serie di Prime Video in assoluto. Swarm è un progetto audace nato dagli sceneggiatori di Atlanta, Donald Glover e Janine Nabers. Dominique Fishback offre un’interpretazione davvero micidiale nei panni di Dre, una fan ossessionata da Ni’Jah, una popstar ispirata a Beyoncé. Anche il nome della sua fanbase, The Swarm, è un riferimento evidente a The Hive di Beyoncé. La sorella di Dre, Marissa (Chloe Bailey), un tempo condivideva la sua stessa ossessione, ma ormai è andata avanti. Dre è rimasta sola nella sua passione e questo, insieme alla sua difficoltà nelle relazioni sociali, la conduce verso l’isolamento e una vera e propria psicosi.

Quando Dre ti chiede chi è il tuo artista preferito, faresti meglio a dare la risposta giusta. Altrimenti? Potresti finire a pezzi. L’ossessione di Dre per Ni’Jah dà il via a un violento viaggio attraverso gli Stati Uniti, mentre la ragazza lascia dietro di sé una scia di cadaveri e usa un coltello contro chiunque non mostri a Ni’Jah il livello di rispetto che ritiene necessario. È un personaggio affascinante e, grazie all’interpretazione di Fishback, riesce a essere allo stesso tempo straziante e terrificante. In alcuni momenti proverete empatia per lei, solo per vedere emergere pochi secondi dopo il mostro che nasconde dentro di sé.

Dal punto di vista del tono, Swarm è un affascinante miscuglio di stili. Passa dall’horror splatter alla commedia nera fino al documentario, con un’impronta da dramma psicologico che tiene tutto insieme. Gli autori della serie hanno chiaramente voluto inquietare il pubblico attraverso i parallelismi con la realtà, e il risultato è decisamente inquietante.

5. A Small Light

La miniserie di Nat Geo A Small Light racconta una delle storie più famose mai scritte da una prospettiva nuova. È una storia su Anna Frank, ma Anna non è la protagonista. Seguiamo invece Miep Gies (Bel Powley), la donna che aiutò a nascondere la famiglia Frank dai nazisti. Quando incontriamo Miep per la prima volta, è una giovane donna senza una direzione, costretta a scegliere tra sposare il fratello adottivo e trovare un lavoro. Sceglie il lavoro e inizia a lavorare per Otto Frank (Liev Schreiber), un produttore locale di marmellate. Quando i Frank si trovano in imminente pericolo, Miep corre in loro aiuto.

Questo sguardo laterale sulla storia di Anna Frank funziona molto bene, mettendo in evidenza il coraggio delle persone comuni che scelgono di fare la cosa giusta di fronte a un’ingiustizia terribile. L’interpretazione di Powley aggiunge leggerezza e profondità alla narrazione. In alcuni momenti assistiamo al suo umorismo e al suo desiderio di vivere con gioia, mentre in altri condividiamo la sua disperazione di fronte all’occupazione nazista. La sua storia d’amore con il marito Jan (Joe Cole) aggiunge ulteriore profondità al personaggio.

Schreiber, nei panni del padre di Anna, diventa il cuore della storia. Il suo stoicismo e il suo pragmatismo nascondono un amore profondo per la famiglia e una grande compassione per le persone che lo circondano, compresa l’inesperta Miep. Le scene tra Miep e Otto sono tra le più toccanti della serie. Meno cupa di alcune opere sull’Olocausto, ma nemmeno eccessivamente leggera, la serie riesce a mantenere un equilibrio efficace, con solo qualche occasionale passo falso.

4. Dead Ringers

Una delle serie più sottovalutate del 2023, Dead Ringers è qualcosa che bisogna vedere per crederci. Basata sull’omonimo film di David Cronenberg del 1988, la serie vede Rachel Weisz interpretare entrambi i personaggi principali: le gemelle ginecologhe Elliott e Beverly Mantle. Elliott e Beverly sono agli antipodi. Elliott è una ribelle imprevedibile, fa uso di droghe sul posto di lavoro, infrange le regole e ha numerosi rapporti sessuali occasionali. Beverly è molto più pacata e si considera una persona animata da buone intenzioni, anche se condivide con la sorella una feroce ambizione.

Elliott e Beverly sognano di aprire un centro per il parto che, nelle loro parole, possa «cambiare per sempre il modo in cui le donne partoriscono». Per riuscirci, stringono un patto con il diavolo, collaborando con la direttrice di una famiglia farmaceutica che ricorda da vicino i Sackler, interpretata da Jennifer Ehle. Seguono una serie di decisioni moralmente discutibili, mentre le gemelle valutano il prezzo del vero progresso.

Come il film di Cronenberg, Dead Ringers è un’autentica esplosione di body horror, decisamente sconsigliata ai deboli di stomaco. Le scene di parto estremamente grafiche sono numerose e il sangue schizza frequentemente da ogni possibile orifizio. Grazie al cambio di genere dei protagonisti rispetto al film originale, queste immagini assumono una connotazione più esplicitamente femminista, raccontando gli orrori dell’assistenza sanitaria materna negli Stati Uniti. Al di là del suo forte messaggio, Dead Ringers funziona soprattutto come straordinaria dimostrazione del talento di Weisz. La sua doppia interpretazione è sorprendentemente efficace e riuscirà a tenervi incollati allo schermo anche quando vorrete disperatamente distogliere lo sguardo.

3. Expats

Seguito del film del 2019 The Farewell, diretto da Lulu Wang, la serie Prime Video Expats è un’altra straordinaria dimostrazione del talento di Nicole Kidman. L’attrice interpreta Margaret, una donna americana che vive a Hong Kong con il marito Clarke (Brian Tee) e i figli. Quando il figlio di Margaret scompare, la donna non riesce più a mantenere la facciata di una vita perfettamente organizzata. La tragedia di Margaret coinvolge anche la sua vicina e amica Hilary (Sarayu Blue), una donna di successo che sta vivendo una crisi matrimoniale. E poi c’è Mercy (Ji-young Yoo), una giovane donna coreano-americana oppressa da una sorta di maledizione familiare e dalla convinzione che la sua vita sia destinata alla sofferenza.

Mentre le vite delle tre donne si intrecciano in modi profondi e inquietanti, si ritrovano a precipitare verso l’autodistruzione e sono costrette ad affrontare verità che preferirebbero non vedere. Sebbene la serie di Wang affronti con empatia i traumi vissuti dalle protagoniste, presta anche grande attenzione alle differenze di classe e ai privilegi, approfondendo ulteriormente la narrazione. Il penultimo episodio è incentrato sulle collaboratrici domestiche filippine di Margaret e Hilary, Essie (Ruby Ruiz) e Puri (Amelyn Pardenilla), mostrando un altro volto di Hong Kong durante le proteste del Movimento degli Ombrelli del 2014.

Expats presenta personaggi profondamente caratterizzati e interpretazioni pazienti e toccanti da parte delle tre protagoniste, oltre a un talentuoso cast di supporto. Wang non accelera mai artificialmente la storia, lasciando che i personaggi e i loro problemi si sviluppino con un ritmo lento e meditativo. Il risultato è una riflessione affascinante sul dolore, la solitudine e le bugie che raccontiamo a noi stessi per riuscire ad andare avanti.

2. A Very English Scandal

Hugh Grant offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera in A Very English Scandal, confrontandosi con il suo co-protagonista di Paddington 2, Ben Whishaw, in questa brillante ricostruzione di una storia vera affascinante. Grant interpreta Jeremy Thorpe, un politico britannico di alto profilo e omosessuale non dichiarato. Negli anni ’60, Jeremy iniziò una relazione con Norman Scott (Whishaw), un giovane economicamente svantaggiato che Jeremy pensava di poter controllare. Quando la relazione finisce, Jeremy cerca di cancellare il passato, ma Norman non glielo permette. Di conseguenza, Jeremy cerca di farlo uccidere.

La storia di questo scandalo è avvincente già sulla carta e il regista Stephen Frears e lo sceneggiatore Russell T Davies riescono a portarla sullo schermo con uno sguardo acuto verso ciò che è veramente in gioco. Quando lo scandalo esplose negli anni ’70, per molti versi fece più notizia il fatto che Jeremy fosse un uomo gay non dichiarato che il tentativo di far uccidere qualcuno. A Very English Scandal mantiene questa realtà sociale al centro della narrazione, dipingendo Jeremy non come un semplice villain, ma come una persona diventata mostruosa nel tentativo di reprimere la propria umanità.

L’interpretazione sfaccettata di Whishaw funziona come contraltare perfetto al fascino manipolatore di Grant. Inizialmente appare piuttosto vulnerabile, per poi rivelare una forza interiore che minaccia di distruggere tutto ciò che Jeremy ha costruito. La miniserie BBC in tre episodi aggiunge complessità e persino tenerezza a questa storia affascinante e, grazie a due interpretazioni protagoniste di grande intensità, è semplicemente straordinaria.

1. The Underground Railroad

La straordinaria serie di Barry Jenkins, The Underground Railroad, non è una visione facile, ma è una delle opere più incredibili che possiate vedere su Prime Video. Basata sul romanzo vincitore del Premio Pulitzer di Colson Whitehead, la serie segue Cora (Thuso Mbedu), una donna schiavizzata che vive in una piantagione della Georgia. Dopo aver assistito a un terribile atto di violenza, Cora fugge dalla piantagione insieme a un altro schiavo, Caesar (Aaron Pierre). I due scappano attraverso la versione della Underground Railroad immaginata da Whitehead: in questo caso, un vero e proprio sistema ferroviario sotterraneo che li conduce attraverso gli Stati Uniti del Sud.

Man mano che si allontanano dalla Georgia, Cora viene inseguita dall’ostinato cacciatore di schiavi Ridgeway (Joel Edgerton) e dal suo assistente, un giovane ragazzo di nome Homer (Chase W. Dillon). Il viaggio di Cora e Caesar attraverso stati come la Carolina del Sud e la Carolina del Nord rivela orrori nascosti al di fuori delle piantagioni, mentre un rifugio in Indiana appare come una sorta di Eden nero negli ultimi due episodi.

Sebbene Jenkins non eviti la brutalità della schiavitù — il terribile atto di violenza mostrato nel primo episodio è senza dubbio sconvolgente — ogni immagine sullo schermo ha uno scopo preciso. Il linciaggio iniziale spinge Cora a intraprendere il suo viaggio attraverso il Paese, mentre la violenza che incontra lungo il cammino illustra la crudeltà del capitalismo e le false promesse della libertà. Eppure la serie è animata da un senso di speranza che guida le azioni di Cora. L’interpretazione di Mbedu è semplicemente straordinaria: l’attrice riesce a proiettare sul suo volto incredibilmente espressivo le emozioni contrastanti di Cora, compreso il desiderio di non provare più alcuna emozione.

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