Tuca & Bertie, recensione e commento della prima stagione della nuova serie animata Netflix

Se nel 2019 vedere una serie animata superati i 15 anni di età non è più considerato un reato capitale lo dobbiamo principalmente a quel gioiello che risponde al nome di Bojack Horseman creata da un genio chiamato Raphael Bob-Waksberg nel “lontano” 2014. Una volta che lo stallone più famoso di Hollywoo ha raggiunto il successo planetario, Netflix ha fiutato la possibilità di replicarne le fortune, andando ad attingere a piene mani dal team creativo promotore della rivoluzione copernicana animata in atto . Così ecco che Lisa Hanawalt, scenografa dei tanti ambienti californiani che hanno accompagnato la vita del personaggio doppiato da Will Arnet , porta alla luce “Tuca & Bertie”.

Fin dal principio le idee e i timori della serie prodotta dalla N rossa sono piuttosto chiari: schema che vince non si cambia, o quasi.
Il rischio di scimmiottare la serie “madre” e di incappare nel più classico dei già visto, date anche le molte similitudini iniziali (personaggi antropomorfi, comicità no sense e stile di animazione su tutti), era altissimo.

Tuca & Bertie” parte a bomba, dalla sigla iniziale che si intreccia con l’inizio del primo episodio sembra non volersi fermare un istante. Per i primi quattro frammenti è un susseguirsi di situazioni surreali, di personaggi caricaturali e di colori accecanti; il ritmo è insostenibile ma la serie disegnata dalla ShadowMachine (Robot Chicken, Final Space e ovviamente Bojack Horseman) non sembra intenzionata a fermarsi.
A risentirne sono soprattutto i protagonisti che faticano ad acquistare spessore fuori dagli archetipi classici: Tuca (Tiffany Haddish) è un tucano fannullone e spensierata, Bertie (Ali Wong) l’insicura e timida usignolo della porta accanto e Speckle (Steven Yeun) il più inutile dei comic relief.Immagine correlata

Poi però succede qualcosa, l’atmosfera pian piano cambia e quella che dava tutta l’aria di essere un’isola felice si trasforma. Le risate non scompaiono ma dalle fondamenta della serie emerge sempre più la voglia di smascherare questa perpetua felicità di plastica per dare spazio alla vita vera e propria, quella fatta di incomprensioni e paure ma anche di coraggio e passione. Tuca, Bertie e Speckle acquistano finalmente la tridimensionalità che meritavano entrando nel limbo dell’incertezza tanto caro al loro famoso cugino hollywoo(d)iano. L’escamotage per compiere questa piccola inversione di rotta è ovviamente l’animazione. Le scene più riflessive entrano di prepotenza nello show con le più disparate tecniche animate, dall’animazione in plastilina (clay animation) alla puppet animation, tutte diverse ma perfette a raccontare ogni disagio dei nostri protagonisti.
La stessa Bird Town acquista un nota di brookeriana memoria dove tutto sembra costruito e preconfezionato da cui però i nostri eroi vorrebbero inconsapevolmente (?) fuggire ma non ne hanno il coraggio.

Il punto di contatto più forte con la pluripremiata Bojack Horseman sta sicuramente nelle gag estemporanee che spesso fanno da “pop-up” alla narrazione, pregne di apparente no sense e che sembrano utilizzate per alleggerire alcuni momenti difficili, mentre invece sono l’ennesimo fiore all’occhiello dell’infinito arco di frecce a disposizione della serie. Tutte le gag non sono altro che un modo per mettere in contatto il mondo animato con quello reale, due facce della stessa medaglia ingabbiate in una società che le reprime, impedendo loro di esprimersi a pieno come vorrebbero.

Tuca & Bertie riesce a parlare degli argomenti più spinosi, dall’emarginazione agli abusi, dalle questioni di genere alla discriminazione delle minoranze senza mia risultare offensiva o fuori luogo, sfruttando anzi le innumerevoli possibilità offerte dall’animazione per raccontare il mondo nelle sue terrificanti sfaccettature, lasciando allo spettatore quell’alone di malinconia pensando a quello che potrebbe essere e che invece, forse inevitabilmente, è.

È presto per poter dire se Tuca & Bertie possa effettivamente percorrere le orme tracciate dal suo Adamo, ma questa prima stagione conferma l’altissimo livello delle produzioni Netflix in campo animato e merita assolutamente (almeno) una visione.

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