Sherlock 4×03 Recensione

Descrivere questo episodio è per me come mettere un punto di chiusura non solo ad un era ma anche ad una parte di me per cui trovare il modo di descrivere oggettivamente i fatti sarà molto difficile un po’ come risolvere il mio problema finale.

“The Final Problem”

Tratto dall’ omonimo racconto di Doyle è l’ ultimo titolo che volevo vedere sullo schermo per un finale di stagione, idealmente (come tutti) credevo di esserci già passata con l’ episodio 2×03 a causa del confronto con Moriarty, il salto proprio come quello dalle cascate e il ritorno, la finta morte.

Credevamo fosse così, eravamo sicuri di averla scampata, ma ancora una volta ci ritroviamo di fronte ad un qualcosa a cui non eravamo preparati ma questa volta, più delle altre, sono rimasta a bocca aperta e non sempre in senso positivo tanto che a volte mi chiedo se tutto ciò non sia uno scherzo e da un momento all’ altro non appaia sullo schermo del computer Moriarty che con voce rauca mi chieda “Miss me?”

A quel punto, per la prima volta, gli risponderei di si perché da grande ritorno si è rivelata una grande mancanza anche se ammetto di essere la prima ad avere ancora in testa “I want to break free” dei queen.

Passiamo ora ad analizzare i vari personaggi a partire da uno di quelli che ho sempre ammirato e tenuto su un altarino:

 

Mycroft Holmes:

Fin dai libri ha per me avuto un fascino caratteriale preciso e marcato e non so spiegarne completamente il motivo ma in questo finale di stagione non mi è piaciuto. Ok umanizzare il personaggio e mostrare i suoi sbagli ma fino a renderlo quasi banale e ingenuo.

Regalare Moriarty alla sorella non mi sembra proprio una mossa astuta conoscendo soprattutto le potenzialità intellettive dei due.

In ogni caso è stato svelato uno dei misteri che ci attanaglia da tempo: Perché il maggiore degli Holmes porta l’ ombrello? Semplice! Perché all’ occorrenza puo’ diventare una spada o una pistola, chi non vorrebbe un aggeggio del genere?

Un punto di merito va alla scena in cui tenta di farsi odiare da Sherlock allo scopo di farsi sparare, la tenerezza di quel momento ha mostrato il suo ben nascosto lato umano e amore verso il fratellino.

 

John Watson:

In questa stagione ha perso di smalto inoltrandosi spesso in oscure vie o in ragionamenti inutili ma, quest’ ultimo episodio, lo salva riportandolo alla luce come spalla e sostengo del suo sempre fidato partner Sherlock, si offre volontario per uccidere al posto suo, lo tira su quando sembra a pezzi e il suo fidato compagno lo ricambia non pensando nemmeno per un secondo di ucciderlo quando gli viene chiesto di scegliete tra il dottore e suo fratello.

Una domanda però resta nella mente di tutti: come ha fatto a tirarsi su dal pozzo con una corda se era incatenato?

 

Sherlock Holmes:

Siamo giunti all’ esatto momento in cui il nostro detective è diventato esattamente come Doyle lo descrive: intelligente, scaltro, matematico e con un enorme cuore, lo stesso che lo porta a compatire la sorella e quasi a perdonarla a fine episodio dicendogli che ora lui era lì per lei e ci sarebbe stato oppure a preferire di porre fine alla sua vita invece che a quella di Mycroft o John, per non parlare del momento in cui lui e Eurus comunicano attraverso la musica con una melodia straziante suonata da due parti del vetro differenti.

L’ unica cosa che ho gradito meno è stata la scena del fantomatico “I love you” detto a Molly Hooper, dal trailer preferivo fosse una cosa vera non un meccanismo forzato per salvare la sua piccola amica lasciandola tra l’ altro con il cuore a pezzi. Avrei preferito che quelle parole le avesse rivolte al fratello magari prima di porre fine alla sua vita seriamente, non ho visto il dramma annunciato per mesi e mesi in questo episodio, tanta tensione ma niente vero e proprio dramma che invece avrei gradito particolarmente. La scena della bara, infine, segna il punto di rottura tra lo Sherlock che conoscevamo e lo Sherlock che è ora, un frame molto iconico e rappresentativo quasi al pari dei suoi ricordi che riaffiorano portandolo a comprendere che il fantomatico “Barbarossa” non fosse il suo cane ma bensì il suo migliore amico ucciso poi dalla sorella.

 

Eurus Holmes:

Qui la nota leggermente dolente dell’ episodio perché si, lo ammetto, non mi è piaciuta poi tanto. Per metà puntata mi sono chiesta se non stessi guardando “Saw”, ho trovato alcune cose portate troppo allo stremo come il suo poter controllare le persone fino a spingerle a fare cose orribili.

Mi sono chiesta se a questo punto non abbia manipolato anche Moriarty e questa cosa la gradirei ancora meno, per il resto il personaggio in se non mi ha entusiasmato e i suoi giochetti messi in atto con tanta cura e malvagità mi sono sembrati privi di quel dramma di cui ci sarebbe stato bisogno.

 

Mary:

Non smetterò di ripetere che l’ ho apprezzata molto più da morta che da viva e con il discorso finale registrato su CD fa capire quanto tenga ai suoi due “Baker Street boys”, un’ amore che va oltre quello che provava per John stesso, un amore mischiato con un amicizia indissolubile e un senso di appartenenza enorme, il più grande della sua vita.

Per il resto il finale mi ha lasciato un po’ interdetta, tra lacrime e i due oramai coinquilini che ricostruiscono il 221B mentre di passano Rosie con una gioia e una tenerezza mai vista, mi sono chiesta e mi sto chiedendo se mai li rivedremo insieme a risolvere casi ancora una volta.

Ora come ora, quel che è certo è che ci mancheranno. Tanto, troppo.

 

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