Rubrica di consigli: Dall’hotel di Anderson alla bellezza di Mendes

Ecco il nuovo appuntamento con la rubrica di consigli che vuole farvi riscoprire, se non conoscete le pellicole trattate, alcuni lungometraggi tra cui due opere recenti e un cult. Non ci sarà un’analisi approfondita, solo suggerimenti di visione cinematografica.

Grand Budapest Hotel (Wes Anderson) (2014)

Il primo consiglio vuole essere anche una scoperta, nel caso in cui non lo conoscesse, di un regista tra i più interessanti nel panorama statunitense. Grand Budapest Hotel è una pellicola meravigliosa realizzata da Wes Anderson, già registi di tanti ottimi film, essa racconta le peripezie di un Hotel dal suo apice alla sua tristissima decadenza; attraverso personaggi sfaccettati in mio modo sublime il cineasta affronta il turbine della vita in un viaggio tra passato,presente e futuro inserendo all’interno tantissimi generi tra cui spicca un tocco registico che sa essere incantevole quanto brutale e necessario in relazione sua poetica autoriale. In Grand Budapest Hotel sarete conquistati dalla visone di un regista davvero peculiare e molto notevole.

Django Unchained (Quentin Tarantino) (2012)

Nella scorsa rubrica tra i cult c’era Pulp fiction, invece questa volta vorrei consigliarvi di Tarantino un’opera più recente: Django Unchained. La pellicola trattata in questo consiglio vuole essere un omaggio alla pellicola del 1966 diretta da Sergio Corbucci dove Tarantino racconta attraverso la sua pellicola  una storia di vendetta, di redenzione e di amicizia. Essa ha degli attori che regalano performance di altissimo livello, un’attenzione per la regia, per il montaggio e per una fotografia realizzata da Robert Richardson  di notevole impatto;una pellicola che utilizza la colonna sonora per rendere ancora più emblematiche le scene, non forse uno dei migliori film di Tarantino ma senza ombra di dubbio un ottimo film.

American Beauty (Sam Mendes) (1999)

Scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes il cult che vi consigliamo è un viaggio alla scoperta del desiderio umano, in cui una descrizione interessante della componente borghese americana evidenzia il lato ancora più reale dell’opera. American Beauty ci trasporta all’interno della vita di Lester Burnham, uno scrittore tristemente depresso che avrà interesse per un’amica della figlia, molto più giovane di lui. La trama potrà sembrare infantile, in realtà la sceneggiatura di Alan Ball scava nell’animo umano riscoprendo i lati sopiti di una bellezza che forse con l’avanzare dell’età svanisce; le fantasie sessuali scatenano nella messa in scena una surrealismo  meraviglioso,capace di farci riflettere sul significato della bellezza a volte troppo poco espressa in questa forma. Una pellicola che vanta degli attori notevoli e assolutamente immersi nei loro personaggi, una messa in scena che attraverso la fotografia di Conrad L.Hall e la regia di Sam Mendes riesce ad ammaliare lo spettatore con ogni singola inquadratura. Queste pellicole meritano almeno una visione per la loro classe ed eleganza nel narrare una storia.

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