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Recensione The Walking Dead 10×09: La Grotta

Nadia Hilker as Magna - The Walking Dead _ Season 10 - Photo Credit: Chuck Zlotnick/AMC
@AMC

La pausa invernale della decima stagione di The Walking Dead, la serie AMC basata sull’omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman, è terminata. Il nono episodio, intitolato in Italia “La grotta”, è andato in onda il 24 febbraio e ci ha mostrato tutte le potenzialità e i limiti che questa stagione, e di conseguenza l’intera serie, rischia di avere.

La puntata è composta quasi tutta da azione e ha pochi dialoghi la qual cosa non sarebbe neanche negativa se non fosse che la caratterizzazione dei personaggi e la loro coerenza è costantemente messa alla prova dagli autori. Se da un lato è evidente come questa nuova stagione voglia essere più dinamica e ricca di azione, dall’altro l’incertezza nella caratterizzazione dei personaggi rischia di sovrastare tutto.

Da quando Rick Grimes è andato via il racconto si è dovuto sviluppare attraverso gli altri personaggi, molti dei quali sono stati cambiati perdendo però quegli elementi che li caratterizzavano e che il pubblico aveva imparato ad amare.

Rick Grimes ricoprendo il ruolo di deus ex machina della serie permetteva a ogni personaggio di essere se stesso e di svilupparsi nella propria individualità. In questa stagione, sembra che, l’eredità narrativa dell’ex sceriffo di Atlanta sia stata divisa in tanti pezzettini tra tutti i personaggi principali, che si trasformano, quindi, in caricature ricche di contraddizioni e incoerenze. A farne le spese più di tutti sono quei personaggi della cerchia interna di Rick. Per un appassionato di lunga data diventa difficile riconoscere le azioni di Daryl, Michonne, Aaron, Rosita o di padre Gabriel.

Ross Marquand as Aaron - The Walking Dead _ Season 10, Episode 9 - Photo Credit: Chuck Zlotnick/AMC
@AMC

E’ credibile che i personaggi crescano e cambino prendendosi maggiori responsabilità. Quello che però traspare in questa stagione è che gli autori non sanno prendere una decisione su come caratterizzarli e quindi assistiamo impotenti a un oscillare continuo tra il vecchio e il nuovo personaggio anche se le due versioni sono totalmente contrapposte.

La fragilità di tutta la stagione è rappresentato purtroppo da Carol.

Carol era un personaggio centrale della serie. In questi dieci anni l’abbiamo vista cambiare ed evolversi, ha salvato i nostri in molte situazioni disperate (dalla colonia di Terminus  [quinta stagione] a quando i Lupi assalirono Alexandria [sesta stagione]) ma l’abbiamo vista, anche, vacillare e perdersi. Come personaggio però è sempre riuscita a mantenere una certa credibilità e coerenza. Molti dei personaggi storici hanno vissuto dei momenti di fragilità (da Morgan allo stesso Rick), non è quello il problema, anzi è un elemento che se ben contestualizzato e raccontato riesce a dare forza al racconto.

Il problema nasce quando si decide di far vincere la debolezza su tutto, trasformando il personaggio in una patetica macchietta.

In questa stagione i riflettori sono puntati sul rapporto che esiste tra Carol e Daryl. La loro amicizia non amicizia, il loro esserci sempre l’uno per l’altra, i ricordi e le esperienze dolorose che li allontanano dalle altre persone e che invece li fanno sentire così vicini e intimi. Lo spunto è interessante ma diventa l’ambientazione nella quale Carol compie sempre e solo azioni irresponsabili e pericolose per tutti.

Certo, Alpha ha ucciso il piccolo Henry e molti dei suoi amici, ma la Carol che abbiamo imparato ad amare si sarebbe vendicata lentamente con precisione e prudenza. Il personaggio che vediamo invece è isterico, incapace di pianificare o semplicemente analizzare le conseguenze delle proprie azioni.

Samantha Morton as Alpha - The Walking Dead _ Season 10 - Photo Credit: Jace Downs/AMC
@AMC

Di tutta la puntata la cosa che però più ci rimarrà impressa è l’abbraccio tra Negan e Alpha promessa potenziale di una nuova e pericolosissima alleanza. Vedremo nelle prossime puntate cosa succederà e quali sviluppi avrà questa nuova relazione.

 

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