Recensione Preacher 2×13 – “The End of the Road”

Che dire? È successo davvero di tutto in questa puntata conclusiva. E fondamentalmente non possiamo prescindere dal dare uno sguardo a quelli che sono gli avvenimenti principali della puntata prima di passare ad una analisi e a un commento.

Le svolte di questo episodio sono state le seguenti (non proseguite la lettura se non avete ancora visto l’episodio): Jesse sembrerebbe aver perso i poteri, Cassidy ha ucciso Denis, Eugene e Hitler sono fuggiti dall’inferno, Tulip ha scoperto di essere stata spiata dagli uomini in bianco ed è stata ferita a morte da un colpo di pistola proprio dell’agente che le si era finta amica.

Insomma tantissimo per un solo episodio, che, da un canto, pone fine ad alcuni fili narrativi, dall’altro, può essere visto – soprattutto – come un cliffhanger in grado di aprire nuovi scenari e creare attesa per una terza stagione, che, però, potrebbe anche non essere prodotta.

L’episodio è stato ben congegnato ed ha avuto il pregio, se non altro, di stupirci, dando un senso a tutti i flashback su Angelville, proprio negli ultimi fotogrammi dell’episodio, quando Jesse e Cassidy hanno raggiunto proprio Angelivlle col cadavere di Tulip. Non sappiamo se questo significhi che Jesse voglia riportarla in vita o altro, ma sicuramente siamo certi che Angelivlle può essere un buon materiale grezzo per portare in vita nuovi personaggi e scavare più a fondo a un personaggio dai tratti ambivalenti come Jesse, che – ormai ci appare chiaro – ha chiesto a una strega (?) di uccidere il padre durante la sua gioventù.

A ciò chiaramente si può affiancare il ritorno di Hitler sulla Terra e tutto ciò che ne può conseguire. Sappiamo, conoscendo il modo di ragionare degli Showrunners, quanto una simile situazione narrativa potrebbe essere sfruttata, per creare scossoni e anche il disappunto di una parte di pubblico più rigida. Ma, d’altronde, se non abbiamo imparato a comprendere che Preacher non ama essere politicamente corretto, allora non abbiamo guardato con sufficiente attenzione la serie.

Quello che ci è piaciuto meno – forse anche nell’intera stagione – è il coinvolgimento del Gral e di Herr Starr, il cui apporto alla narrazione è stato quasi unicamente strumentale all’allontanamento di Jesse dai propri amici, senza ricreare quel mix esplosivo di divertimento e tensione che si era avuto fino a quando gli unici ostacoli per Jesse e compagnia erano rappresentati dal Santo Degli Assassini.

Tuttavia non si può negare che questo episodio sia volato via davanti agli occhi e che sia stato un degno episodio conclusivo, ripristinando quel ritmo e quella tensione narrativa che ci mancava ormai da diverse settimane, riuscendo nell’intento di salvare parzialmente una seconda metà di stagione a volte un po’ fiacca e priva di sussulti.

Non sappiamo, ad ora, se ci sarà un’altra stagione, ma ci auguriamo di sì e che venga meno anche quel difetto – ormai vero e proprio marchio di fabbrica – che vede la serie AMC partire fortissimo per poi sgonfiarsi pian piano.

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