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Recensione Preacher 2×06 – “Sokosha”

Preacher non sarà la miglior serie al mondo, né quella dal budget più elevato o la più amata dal pubblico, ma dobbiamo ammettere che questa seconda stagione ci sta facendo davvero divertire.

Ma andiamo con calma. Il sesto episodio della seconda stagione della serie AMC ha finalmente scavato più a fondo sul Santo degli Assassini. Le ricerche dei tre protagonisti hanno finalmente dato un senso alle immagini con cui questo letale villain era stato presentato nella passata stagione. Egli, un soldato divenuto famoso per la sua brutalità nella battaglia di Gettisburg nel 1861, è l’unico individuo senz’anima presente nel globo (ed è quindi insensibile a Genesis). Un assassino di bambini, che ha perso la famiglia ed è stato rinnegato da Dio, che gli ha sbarrato le porte del paradiso.

La narrazione delle terribili gesta del Santo degli Assassini sono state accompagnate da un’aria di Bach in sottofondo, elemento di colore che ha reso le indagini sulla leggenda di questo mortifero cowboy assolutamente epiche e uniche. Se c’è un pregio, infatti, che deve essere riconosciuto a questa serie è l’imprevedibilità. Ogni scena, ogni dialogo, ogni avvenimento saliente, alla fine, si rivela narrato in un modo originale e anticonvenzionale, che lascia allo spettatore la sensazione di guardare un prodotto assolutamente riconoscibile, con una cifra stilistica assolutamente ricercata e inimitabile.

Vanno sicuramente apprezzate sia la scrittura dell’episodio (ad opera di Mary Laws) che le scelte registiche. E, parlando di scelte registiche, la scena finale, culminante con l’imprigionamento del killer, è stata magnifica; un piccolo capolavoro, in cui ogni immagine risulta assolutamente degna di essere vista e rivista. Una scena che si potrebbe quasi definire leggendaria, per il peso ai fini della storia e per come è stata costruita e ripresa.

Girovagando per il web, va segnalato, inoltre, come sia stata trovata assolutamente geniale dal grande pubblico di appassionati la storia relativa ai giapponesi in controllo del mercato delle anime, che ha fornito, durante l’episodio, scene assolutamente sorprendenti e che ci hanno fatto sorridere. Intermezzo narrativo brillante, che ha permesso all’episodio – altrimenti quasi drammatico – di mantenere quell’aria scanzonata che contraddistingue da sempre il TV Show di Goldberg, Rogen e Catlin.

Se tanti complimenti e apprezzamenti (ai quali va aggiunta sempre una strepitosa recitazione dei tre protagonisti che non sbagliano mai una battuta) sono stati fatti, vanno, però, enumerati alcuni piccoli difetti, che, in qualche modo, ci fanno sorgere qualche dubbio sul prosieguo della serie. Innanzi tutto eliminare quello che era l’antagonista principale (dato che, allo stato delle cose, l’organizzazione degli uomini con le tute bianche non ha avuto ancora nemmeno un’adeguata presentazione) già a metà stagione pare una scelta, all’apparenza, controproducente, che fa perdere un po’ di trepidazione e di adrenalina in vista del prosieguo. A ciò si aggiunge il fatto che il personaggio di Cassidy continua a ristagnare nell’anonimato, senza trovare il modo di brillare in modo autonomo e di dare adeguate chance all’attore, Joe Gilgun, di aiutare a trascinare Preacher ad un livello ancora superiore. Queste piccole note vanno considerate, tenendo conto di quanto potrebbe rivelarsi arduo per gli Showrunners costruire un season finale in modo adeguato in assenza della minaccia del Santo degli Assassini che era sicuramente uno dei fattori più importanti da poter sfruttare per un finale dal grande impatto emotivo, specialmente alla luce del fatto che, nelle ultimissime puntate, il mistero legato alla scomparsa di Dio sembra aver perso di rilievo nello svolgimento della narrazione.

In conclusione va, comunque, ammesso che raccontare una storia, come quella portata avanti nel TV Show AMC, è sicuramente impresa ardua nell’arco delle sole undici puntate in programma per quest’annata televisiva e va altresì affermato come la bontà del prodotto e dell’interpretazione degli attori sembrerebbe meritare molto più spazio, così da dare ancora maggiore approfondimento alle singole storyline e ai singoli personaggi. E, tuttavia, a dispetto delle limitazioni derivanti dallo spazio televisivo limitato, possiamo soltanto ribadire come Preacher, con questa seconda stagione, stia davvero riuscendo a fare il grande salto, regalandoci, settimana dopo settimana, scene e vicende imperdibili.

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