Recensione Legion 1×04: Cosa è davvero reale?

Una domanda echeggia e si ripete durante la visione del quarto episodio di Legion: cosa è reale? Questa domanda, espressa a parole da Syd, la potremmo definire una confessione, una dichiarazione di intenti della serie stessa. Spesso, infatti, a Sydney vengono affidate le parole per descrivere quella che è la visione del mondo nella serie e quella che è la visione di chi ha creato questo mondo televisivo così criptico ma al tempo stesso accattivante.

La puntata si apre con l’apparizione di Oliver Bird che ci parla della storia di un coniglietto. Sembrerebbe essere diventato un leit-motiv quello di aprire gli episodi con dei racconti fittizi, che, in un modo o nell’altro, si adattano a quello che vive David Haller. La storia del coniglietto serve da spunto per distinguere due grandi concetti, due grandi valori universali, che esistono nelle storie da raccontare ai bambini, così come nella vita reale. E questi due valori universali sono l’empatia e la paura. A dire la verità risulta difficile capire fino in fondo cosa tutto questo possa significare, ma siamo sicuri che empatia e paura saranno delle parole chiave per decriptare le ambivalenze del protagonista, col suo desiderio di amare e i suoi demoni sempre pronti a riemergere.

Il telepate si trova intrappolato in una dimensione chiamata “piano astrale”, in cui incontra lo stesso Oliver Bird, marito di Melanie, rimasto bloccato in questo piano del subconscio da moltissimi anni. La sua mente si è perduta, così come è accaduto a David, il quale fatica a riemergere da questa sorta di trance. Oliver ci aiuta a comprendere e a dare una spiegazione a quello che sta vivendo David e, al contempo, si introduce nella storia e lo fa in modo molto interessante. Non dubito che potrebbe avere altro spazio all’interno della serie.

Parallelamente si dà spazio alla storia di “Cary e Kerry”, un unico mutante al cui interno vivono due persone, a volte addirittura capaci di scindere i loro corpi. La storia è utile a farci provare un minimo di empatia nei confronti di questo mutante, membro dell’organizzazione della Bird, dato che, alla luce del finale dell’episodio, la sua storia sembrerebbe già esser giunta al capolinea.

Ptonomy e Syd indagano nel passato di David per cercare di capire cosa effettivamente egli nasconda. I suoi ricordi sono viziati. Alcuni ricordi presenti nella memoria di David sono corrotti, probabilmente in modo volontario da David, che nasconde qualcosa agli altri. Un passato che potrebbe intimorire persino la sua amata Syd.

Le indagini proseguono contestualmente al peregrinare di David nel suo piano astrale e in questo suo peregrinare lo spettatore ottiene maggiori informazioni sul mostro. Il mostro del subconscio e dei ricordi di David, che viene definito da Oliver Bird come un parassita, appare come qualcosa di molto più pericoloso di un demone della psiche. Questo parassita sembra confondersi a tratti con il ricordo di Lenny, la quale scopriamo essere uno dei tanti ricordi corrotti di David, trattandosi in realtà di un uomo chiamato “Benny”. Una spiegazione confusa, che viene offerta allo spettatore per il tramite di istantanee confuse e frammentarie. La regia vuole ancora una volta stimolare la curiosità e portare lo spettatore a ricostruire da solo la verità dei fatti e a conoscere chi è Legion ancora prima che lo faccia lui stesso nell’arco di storia narrato nel programma.

Negli ultimi quindici minuti di puntata, finalmente, “debutta” un po’ di azione nella serie, nel momento in cui Ptonomy, Kerry e Syd finiscono nella trappola di The Eye e si ritrovano a confrontarsi con questa organizzazione (governativa?) disposta a tutto per eliminare David Haller, ritenuto un individuo incontrollabile e pericoloso.

Ancora una volta la regia si è dimostrata molto ardita. L’impostazione dello show è stata confermata, con un ritmo lento che ha permesso di dedicare molto spazio e molta attenzione a quello che è il mistero che si cela dietro David Haller. E, al contempo, si è voluta mantenere questa impostazione sui generis anche nel descrivere i momenti più concitati della puntata, con l’utilizzo (oserei dire abuso) della “slow-motion” e con l’ausilio di una colonna sonora adeguata al ritmo della narrazione.

È stato un episodio intrigante e la sfida lanciata dalla regia nei confronti dello spettatore, di ricostruire i pezzi del puzzle prima che sia lo stesso show a mettere chiarezza, risulta un esperimento più che riuscito. Tuttavia si continua a sentire il bisogno di maggiore equilibrio nei tempi della narrazione, per evitare che la serie, a lungo andare, diventi difficile da seguire e poco coinvolgente.

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