Recensione Game of Thrones 7×06 – “Death is the Enemy”

Non c’è molto da dire sull’ultimo episodio della pluripremiata serie HBO, se non che, possibilmente, “Death is the Enemy” è uno degli episodi più belli dell’intera serie, se non addirittura il più sconvolgente e il più denso di accadimenti. Chiaramente in passato vi sono state altre puntate, acclamatissime, che hanno suscitato gli elogi della critica e l’entusiasmo dei fan, ma non possiamo negare che “Death is the Enemy” è riuscito nell’impresa di creare un’atmosfera cinematografica e a combinarla con una dose massiccia di tensione e di sorprese.

Il sesto episodio di Game of Thrones, rilasciato anticipatamente dalla HBO in Spagna, ha davvero saputo regalare tanto agli appassionati spettatori, racchiudendo al suo interno un turbinio di momenti e di svolte che ci hanno fatto sussultare per più di un’ora, stravolgendo anche quello che era – e sembrava destinato a rimanere – l’equilibrio della serie.

Sono state tante le cose ad essere stravolte dagli eventi narrati nell’episodio. Abbiamo visto morire uno dei draghi di Daenerys e Thoros di Myr, abbiamo visto scoppiare scintille fra Arya e Sansa Stark e la nascita di un qualche sentimento amoroso tra la madre dei draghi e il re del Nord. Tanta, tantissima carne al fuoco per un episodio che non ci saremmo mai aspettato così sconvolgente.

La scelta narrativa di creare una banda di eroi (perché così ci arrischiamo a chiamare il manipolo di protagonisti della serie capitanato da Jon) e di inviarla oltre la Barriera è stata una scelta lungimirante, che ha reso onore a un capitolo e a un pilastro della storia troppo a lungo sottovalutato. E ci stiamo riferendoo alla minaccia rappresentata dagli Estranei, contro i quali la guerra dovrà necessariamente divampare prima che, nell’ultimissima serie, si giunga, infine, alla risoluzione del Gioco del Trono.

La tensione narrativa raggiunta con questo episodio deve essere considerata la giusta miccia per far divampare l’interesse e l’entusiasmo per tutti gli episodi (ahinoi pochi) che rimangono prima che la storia giunga al termine. E, a tal proposito, va anche ammesso che gli showrunners hanno fatto una scelta sapiente, discostandosi dai romanzi di Martin, e puntando su qualcosa che risultasse, da un canto, più congeniale alle loro qualità e attitudini, e, d’altro canto, più fruibile agli spettatori televisivi. Hanno, infatti, reso Game of Thrones una serie, magari imperfetta in termini di storyline e di stretta consequenzialità degli eventi, ma assolutamente stupefacente per dinamismo e ritmo narrativo. E “Death is the Enemy” conferma questa mutazione, nel bene e nel male, lasciandoci a bocca aperta, dato che mai ci saremmo aspettati tanta trepidazione e tanta ansia da una serie che pensavamo ormai non ci avrebbe più stupito come era riuscita a fare in passato.

A questo punto, enumerati tutti i possibili elogi riferibili alla puntata appena guardata, non possiamo che salutarci con l’augurio di vedere ancora un entusiasmante episodio, in occasione di quella che si prospetta come la più attesa puntata conclusiva di una stagione, fin qui, destinata a darci una risposta, se non altro, in merito alle vicende tese fra le due sorelle Stark e al possibile assedio da parte degli Estranei, forti della trasformazione di Viserion in un drago immortale al servizio del Night King.

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