Recensione Dark 1×06, “Sic mundus creatus est”

Nel labirinto di Dark: “Sic mundus creatus est”

Siamo ormai entrati nel vivo di Dark, dopo la puntata precedente si è sempre più curiosi di arrivare alla fine di questa intricata vicenda. In “Sic mundus creatus est” la serie continua ad affrontare temi complicati quali le teorie sul tempo e sulla creazione del mondo stesso (anche questo punto non è ancora stato sviluppato a dovere).

Protagonista di questa puntata è il mito del Minotauro, introdotto per mezzo del teatro. Già nelle scorse puntate il palcoscenico è stato utilizzato per sostenere il punto focale della trama, perciò ormai possiamo affermare che questo rafforzamento a sostegno degli eventi è ben congegnato e gradito al pubblico. Questo meccanismo aiuta infatti a mantenere la concentrazione sullo schermo e ad aumentare la suspance.

Per quanto la trama sia accattivante e stimolante, Dark sembra voler fare le cose con calma. Non sembra aver fretta di svelare tutti i segreti, facendo una specie di gioco crudele con lo spettatore. L’ambientazione cupa, la pacatezza dei dialoghi, anche quelli più infervorati, i lunghi silenzi. Tutto questo rende la serie un’altalena che oscilla tra falsa quiete e l’inquietudine.

Per tornare all’elemento centrale della trama, Jonas si ritrova a indossare i panni di Teseo e a seguire il filo rosso che, una volta sconfitto il nemico, lo ricondurrà in salvo. L’episodio si chiude con Jonas che scova il passaggio per andare indietro nel tempo, e si ritrova proprio negli anni ’80.

Se gli episodi precedenti ci hanno insegnato qualcosa, tutti i personaggi del presente sono collegati con quelli del passato. Come per esempio il fratellino di Ulrich ritrovato nel bosco. A questo punto si potrebbe ipotizzare che anche Jonas rimarrà incastrato nel passato, per poi ritornare nel presente magari sotto nuove vesti. Ma queste sono solo teorie, si vedrà nei prossimi episodi.

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