Recensione 13×09 di Grey’s Anatomy: You Haven’t Done Nothin’

La mid season finale è stata all’altezza delle aspettative.

La trama della puntata questa volta vede il crollo di un palazzo fatiscente ed un’emergenza in pronto soccorso che vedrà la morte di una bambina ed il tentativo di vendetta della madre tra i momenti di Spannung di tutta la puntata.

La 13×08 aveva deluso con una puntata lenta, noiosa e poco coinvolgente. I ritmi della 13×09 lasciano col fiato sospeso dal primo all’ultimo secondo e coinvolgono in pieno stile Shonda.

Ed in pieno stile Shonda le situazioni presentate in questa puntata ci fanno disperare e lo faranno ancora per molto: la 13×10 l’avremo a gennaio, più precisamente il 19 gennaio 2017.

Fino ad allora non sapremo che decisione prenderà Alex: se patteggiare dichiarandosi colpevole o se andare incontro al processo sperando in un’assoluzione. L’idea di patteggiare gli balena in testa dopo la confessione di  Jo in ascensore: gli rivela d’essere sposata, d’esser scappata dal marito perchè la picchiava, d’avere un’identità falsa con la quale si mantiene in salvo dal marito e che, essendo stata chiamata a testimoniare, potrebbe perdere la sua copertura ed esser costretta a fuggire e ricominciare da capo un’altra vita da qualche altra parte. Da bravo cavaliere, quindi, Alex decide di sacrificare tutta la sua vita, la sua carriera, il suo percorso affatto facile e tranquillo per poter permettere a Jo di essere ancora Jo. Quanto ci sia di giusto in tutto ciò è a discrezione del pubblico, di romantico sicuramente tanto e questo credo sia palese.

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Toccante come poche la scena in ascensore in cui Jo confessa tutta la verità ad Alex e sicuramente ci fa tirare un sospiro di sollievo, ma se l’avesse detto prima magari adesso Alex, lei e DeLuca sarebbero in una posizione decisamente differente. Ciò non toglie che Alex ha commesso un reato picchiando DeLuca e va punito.

Amo poco Jo e il suo cronico far la cosa giusta al momento sbagliato, il suo perenne incasinare la propria vita e quella degli altri. Di certo abbiamo visto un Alex che da un po’ non vedevamo, dalla storia con Izzie. Un Alex amorevole fino allo sfinimento, un cucciolo dagli occhi teneri e cuore grande. Ci chiederemo tutti per altri due mesi che fine farà: sceglierà di seguire il suo cuore e salvare la bella donzella su un cavallo bianco patteggiando o ascolterà i consigli della sua migliore amica Mer lasciati su una segreteria telefonica poco prima di un intervento?

In pieno stile Shonda anche il tanto odiato finale aperto dei libri di scuola elementare su Owen e Amelia: cosa gli avrà mai scritto in quella lettera? Lo lascerà? Vorrà un figlio da lui? Se ne andrà?

Non sappiamo nulla, tranne la costante che il triangolo Owen-felicità-figli è inesistente. Perchè siamo tutti un po’ mainagioia, ma Owen esagera: a Cristina moglie devota alla cardiochirurgia con un repellente naturale verso i pargoletti segue Amelia, moglie devota alla neurochirurgia, idiosincratica ai marmocchi per precedenti traumi. Mi chiedo semmai quest’uomo riuscirà a trovare qualcuno che possa fare al caso suo e che, perlomeno, abbia le stesse ambizioni di vita: possibilmente non su Tinder, esperimento già bocciato in passato e assolutamente da evitare nel futuro.

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Probabilmente, il problema principale è Owen stesso: quelle come lui a lui non piacciono.

Il cerchio si chiude e siamo tutti un po’ Owen.

Forse, tuttavia, uno spiraglio di luce per Owen c’è: sembra quasi che il rapporto conflittuale con Nate stia migliorando e che abbiano in comune più di quanto vogliano far vedere: aver tradito la propria compagna, esattamente come il paziente rimasto ferito nel crollo del condominio.

Altro momento strappa lacrime è la battaglia che Webber e gran parte dell’ospedale hanno intenzione di portare avanti affinchè la nuova NaziMinnik non prenda il posto del Chief di tante compiante stagioni. Una battaglia che fa presagire qualcosa di buono, ma che non sappiamo bene come andrà a a finire.

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Eliza Minnik, new entry che ha già fatto saltare gran parte dei piani del Grey Sloan Memorial Hospital, non si fa di certo amare: più la guardo più mi manca Callie. Imbarazzante la saccenza con la quale porta avanti la sua vita, iniziando dal cercare di sostituire Webber e finendo col provarci con Arizona: la quale maschera sempre bene i propri sentimenti, le proprie intenzioni e anche le proprie liasons amorose segrete. Realmente Arizona non ricordava che la Minnik l’aveva palesemente abbordata in ascensore con una scusa puerile?

Come dimenticare Leah: mi chiedo, anche in questa puntata, quale sia lo scopo di farla tornare se rimane sempre e comunque un personaggio poco utile ai fini della trama.

La frase simbolo di tutto l’episodio, tuttavia, rimane quella che Meredith rivolge ad Alex nel messaggio che gli lascia in segreteria:

“Siamo rimasti solo noi due, solo io e te e non puoi lasciarmi sola. Non puoi.”

La carneficina di Shonda sempre più evidente, puntata dopo puntata.

Puntata, come quasi sempre, costruita molto bene, con un ritmo preciso ma implacabile; trama fitta ed interessante, oltre che coinvolgente. E come sempre l’attenzione ai dettagli di Shonda si manifesta con la scelta delle musiche, anche questa volta impeccabile con una meravigliosa “Somewhere we only know” di Lily Allen a far da cornice ad una puntata magistralmente sceneggiata.

Voto finale: 8.5. Una puntata che non rende pesante e insopportabile la mancanza dei tanti personaggi storici “scomparsi” nelle precedenti stagioni.

– Dreamy Tramp –

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