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Ragnarok – Recensione della serie Netflix

 

Ragnarok

Thunder! Thunderstruck It’s alright, we’re doin’ fine

Thunderstruck – ACDC 1990

La mitologia norrena è da sempre spunto per la narrativa e il cinema.

Il dio più famoso è quel Thor che grazie alla Marvel e al MCU  è uno dei personaggi più conosciuti e apprezzati dal pubblico.

Ragnarok,  è una serie tv distribuita da Netflix e creata da Adam Price.

Seguiamo la storia di Magne, adolescente che dopo la morte del padre si trasferisce con la madre e il fratello nella (fittizia) cittadina di Edda in Norvegia, ultimo luogo ad aver abbracciato il Cristianesimo.

Qui il giovane schivo e problematico, grazie a due anziani del luogo, scoprirà di avere in sé i poteri del dio Thor e dovrà imparare ad usarli per combattere chi mina l’ecosistema di Edda, prima dell’avvento del Ragnarok, la fine del mondo.

La serie riprende i temi degli eroi adolescenti che scoprono il proprio potere e devono capire come utilizzarlo.

Sebbene il pensiero vada a programmi come Smallville, Ragnarok si distacca da quel genere per una visione più dark della storia, per le ambientazioni nordiche che danno una sensazione di disagio in più momenti, per il ritmo cadenzato e per il tema trattato.

La serie si cala in un contesto moderno in cui il male da combattere è l’inquinamento e chi vuole distruggere l’ecosistema della città.

La storia si sviluppa senza banalizzare la questione e senza renderla semplicemente un problema da risolvere per l’eroe.

L’equilibrio tra il tema e i personaggi che vivono ai nostri giorni e la mitologia nordica rende Ragnarok un prodotto che può essere visto anche da chi adolescente non lo è più.

Da guardare se eroi, mitologia e problematiche reali vi appassionano.

Da non guardare se eroi, mitologia e serie dal ritmo non proprio andante non vi fanno gola.

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