Outcast 2×01 – Il male torna in scena – Recensione

In collaborazione con blogames.it

Dopo il grande successo del primo atto, Outcast torna con una seconda stagione che promette subito nuovi intrighi e la presenza costante e meschina del maligno corvino di cui ancora non conosciamo bene la natura. La serie tv firmata dal genio di Robert Kirkman, già realizzatore di The Walking Dead (la cui settima stagione si è conclusa da poco), albeggia sulla scia dell’omonimo fumetto che vede protagonista un consumato Kyle Barnes nel ruolo del reietto, un perseguitato fin dall’infanzia da una forza demoniaca che sembra accanirsi con tutti quelli che gli sono più vicini, ma che, allo stesso tempo, pare stia organizzando l’allestimento di un intero esercito di posseduti pronti a seppellire Kyle ad ogni costo. Avevamo già introdotto questa seconda stagione alcuni giorni fa in un articolo dove avevamo segnalato delle novità , e alcune sono già salite sul palco in questo primo episodio.

Non c’è limite al male

L’ultimo episodio della prima stagione aveva visto il giovane Kyle che, insieme alla sua piccola Amber, tentava di lasciare l’ormai corrotta e corrosa cittadina di Rome. Ben presto però il ragazzo e sua figlia si erano accorti che non è possibile ingannare il male semplicemente scappando, perché l’oscurità ti segue ovunque e di certo non alloggia in un solo posto.

E’ ancora Rome e il suo clima continuamente cupo e fosco ad ospitare le vicende anche di questa seconda stagione. Se Kyle è prigioniero del suo aguzzino tenebroso, il reverendo Anderson è schiavo dei suoi errori, della sua impulsività, figlia a sua volta di una vita dedicata a Dio e ripagata solo da delusioni, solitudine ed infelicità. E’ arrivato davvero il momento di una redenzione?

Il nuovo alleato sceriffo invece cerca di venire a capo di quest’incredibile vicenda che i suoi stessi occhi hanno osservato allibiti. La terribile sensazione che la maggior parte della cittadina di Rome e della sua popolazione sia già stata plagiata dalle forze oscure comincia ad aleggiare sul terreno arido del sospetto e della paura. Kyle è però un combattente che farà di tutto per liberarsi dalle catene demoniache, proteggere la sua bambina ed anche sua sorella Megan, specie dopo aver ospitato in se l’aguzzino melmoso e nero ed essere diventata l’assassina di suo marito Mark.

Sostanzialmente quella che sta prendendo forma è un’impari lotta, un Kyle Barnes contro tutti, una trincea demoniaca ben più impegnativa di quella del primo capitolo, vuoi anche per l’arrivo in città di una nuova setta religiosa, costola del cristianesimo, ma che per la sua clandestinità ci sembra subito un palese impostore e protettore di segreti e secondi fini.

Una finestra sull’horror

Outcast, insieme ai colleghi di The Exorcist, ci sembra l’unica serie che negli ultimi tempi possa fregiarsi davvero dell’appellativo horror. La produzione targata Kirkman si tuffa nel suo genere di appartenenza con profondo rispetto per le tradizioni, ma allo stesso tempo mettendo in vetrina fattori innovativi e assai originali.

La scenografia è sempre molto attenta a colorarsi di tinte cupe e tenebrose. Di giorno, la cittadina di Rome è perennemente avvolta da un tetto di nuvole che trasudano pioggia e che non fanno filtrare la bontà dei raggi del sole; di notte invece, la città sprofonda negli abissi criptici dell’oscurità, caratterizzandosi in grandi abitazioni isolate e sperdute nei limitrofi boschi, alternate alla povertà delle roulotte e ripari di fortuna. L’ambiente rurale e contadino si sposa alla perfezione con le vicende che ospita.

Quella di Outcast, specie in questa seconda stagione, è una sfida tra due cacciatori. Se nel primo atto il povero Kyle era del tutto inconsapevole di quanto stava accadendo e il suo compito si concentrava essenzialmente nel venire a capo della ragnatela di misteri che avevano inabissato la sua vita, in questa seconda apparizione il giovane ha acquistato fiducia nei suoi mezzi, l’audacia di chi ora sa con cosa ha a che fare e di cosa è capace. Il ritorno della sua piccola Amber, nonostante le disgrazie e l’addio di sua moglie Allison, è un naturale motivatore per Kyle, che forse proprio nel dover difendere la sua prole trova la forza e la determinazione giusta.

Forza e determinazione sono due fattori in via di esaurimento proprio del reverendo Anderson. Philip Glenister, l’attore che ne veste i panni, ci sembra una spanna sopra gli altri. Senza togliere nulla a nessuno, dobbiamo ammettere che quello del reverendo non è certo un personaggio facile da interpretare: sempre in lotta con se stesso, con la propria fede, con il mondo, divorato a piccoli morsi dai suoi sbagli e per questo emotivo ed affrettato nei suoi atti. Il reverendo ci dà sempre l’impressione di agire per espiare un peccato del passato, come se volesse continuamente rimediare; purtroppo, spesso e volentieri, non fa altro che impilare guai su guai.

Ad ogni modo, diamo il bentornato a questa splendida serie tv che tanto ci aveva impressionati nella prima stagione e che, siamo sicuri, non mancherà di sbalordirci anche in questo secondo terrificante atto.

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