Mustang. L’opera prima di Deniz Gamze Ergüven.

La rubrica “ Occhio Al Talento” ritorna anche questa settimana con un’opera prima di una giovane talentuosa regista dal nome Deniz Gamze Ergüven; il suo esordio come cineasta è rappresentato da “Mustang”,una pellicola francese vincitrice di molti riconoscimenti.L’opera in analisi, è il perfetto esempio di come si possa realizzare un film corale, in cui la formazione viene trattata in modo sincero ma soprattutto senza una retorica fine a se stessa; dove il nucleo vitale del lungometraggio è rappresentato da cinque sorelle e un legame quasi inscindibile.

Durante le prime sequenze ci viene mostrato un innocuo gioco senza doppi fini frainteso dalla malizia dai tutori delle ragazze, i quali si scagliano sul corpo e sulla psiche in modo violento e stupido confidando nei pettegolezzi di paese. L’incipit narrativo di per sé non è assolutamente originale, riuscendo comunque a svilupparsi grazie alla scrittura di dialoghi capaci di rapire lo spettatore e inserirlo in una situazione che non gli riguarda; trasformando quello che poteva essere una trama banale, in un esempio di cinema francese notevole che sfrutta benissimo la sceneggiatura, per raccontare un film di formazione interessante e di condanna verso futili pregiudizi.

La regia di Deniz Gamze Ergüven trasforma il punto macchina in una sesta sorella, capace di trovarsi sempre accanto per raccontarci le loro difficoltà; solo alcune volte la macchina da presa diventa esterna all’universo adolescenziale in cui personaggi rientrano. La casa viene rappresentata come una prigione dalla quale bisogna fuggire, essa per le protagoniste diventa anche un luogo d’appuntamento per le figlie, le quali sono private della libertà di scegliere il proprio futuro. Il legame indissolubile è la forza della pellicola ed il rifugio delle protagoniste da una società maschilista, la quale descrive benissimo il disagio di un matrimonio combinato, ripreso da una fotografia dai colori caldi e avvolgenti; essa però non frutta una luce statica nelle tonalità ma sa anche descrivere benissimo, con una diversa sfumatura, ogni emozione provata dalle protagoniste.

Il lungometraggio di Deniz Gamze Ergüven risveglia e documenta benissimo l’importanza della libertà di realizzarsi come persona, inserita nel passaggio dalla fanciullezza all’età adulta. È un esordio alla regia con i suoi evidenti punti deboli, con uno stile di messa in scena ancora acerbo e non superbo ma è pur sempre un’opera prima ricca di fascino e speranza molto interessante che lancia la carriera di una giovane regista.

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