Lo chiamavano Jeeg Robot.L’opera prima di Gabriele Mainetti.

In questo episodio settimanale della rubrica “Occhio Al Talento” vi proponiamo l’opera prima di un regista che ha lanciato la sua carriera con una pellicola vincitrice di numerosi premi; questo cineasta si chiama Gabriele Mainetti e il suo primo lungometraggio si intitola “Lo Chiamavano Jeeg Robot”.

Il cinecomic è il genere più amato in questi anni nonostante le tematiche ripetute all’infinito e la piattezza di alcuni prodotti audiovisivi; alcune pellicole sono riuscite però ad alzare l’asticella del prodotto supereroistico mostrando al pubblico un notevole intrattenimento e alla critica una cura nelle varie componenti filmiche. Quando parliamo di prodotti come “Guardiani Della Galassia” o la trilogia di Nolan, dobbiamo riconoscere il valore di registi che hanno saputo trattare una materia come il cinecomic in modo intelligente, realizzando pellicole di buona fattura tramite anche personaggi tratteggiati con attenzione.

Cavalcando l’onda della popolarità, prima dell’opera di Mainetti c’era stato un tentativo da un regista molto più affermato:Gabriele Salvatores; la pellicola del cineasta di “Educazione Siberiana” non riuscì ad ottenere un responso maggiormente positivo dalla critica che si divise tra opinioni contrastanti; non ebbe soprattutto un feedback positivo dal pubblico che stroncò il lungometraggio supereroistico. Gabriele Mainetti però è riuscito nell’impresa di unire pubblico e critica realizzando una pellicola che non ha nulla da invidiare ai cinecomic statunitensi, il budget notevolmente inferiore non ha intaccato l’opera, costruendo una dinamica ottima tra realtà e finzione.

La genesi dell’antieroe Enzo Ceccotti ha sede in una Roma invasa dal crimine organizzato, dove il nostro stesso protagonista è un emarginato della società, costretto a compiere furti per riuscire a sopravvivere in una caotica capitale sempre in movimento. La sua evoluzione da uomo a super uomo avviene tramite un contatto con dei barili sul fondale del Tevere; questa circostanza non porterà il nostro Enzo ad elevarsi a protettore della capitale fin da subito, sarà anzi l’inizio di una lunga trasformazione del personaggio. A sostenerlo nel cambiamento improvviso ci sarà Alessia, una sventurata donna rimasta orfana e con problemi psichici; ella sarà in grado di aiutare Enzo non solo nella sua evoluzione, ma anche nel suo dramma interiore con il quale il nostro antieroe convive da molto tempo.

La sceneggiatura scritta da Nicola Guaglianone e Menotti permette al regista di mostrare una criminalità sempre più pericolosa ed una generazione sempre più problematica; il concetto del cinecomic viene ampliato da Gabriele Mainetti in un’opera che descrive uno scenario con evidenti problematiche legate alla società in cui viviamo; non si limita a delineare i personaggi in modo ottimo ma aggiunge un contorno di personaggi e situazioni realistiche. Il Villain è rappresentato dallo zingaro, un megalomane che funziona perfettamente come sociopatico nella pellicola, ripreso dal regista in modo splendido con primi piani molto intensi grazie anche ad un’interpretazione davvero notevole di Luca Marinelli; il suo sogno di essere famoso e ed idolatrato si scontra con la riservatezza dell’animo di Enzo più posato e cauto ma non privo di difetti.

I personaggi non sono tratteggiati con una dicotomia agli antipodi, riuscendo a costruire una realtà di situazioni lontana dalla perfezione dell’eroe per antonomasia, come quello rappresentato nella maggior parte dei film supereroistici statunitensi. Il talento di Gabriele Mainetti è interessante, egli sfrutta i benissimo l’ambiente scegliendo un punto macchina capace di unire gusto per la composizione dell’inquadrature e per la funzionalità ai fini della trama, sposato con una messa in scena complessiva molto apprezzabile.

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