Killing Eve: Recensione e commento degli episodi 2×03/2×04

Che cos’è Killing Eve? Killing Eve è ricerca, Killing Eve è danza, Killing Eve è attualità, Killing Eve è violenza, Killing Eve è amore, Killing Eve è contraddizione, Killing Eve è poesia.

Alla la splendida premiere che era servita da ponte per il passaggio di testimone tra Pheobe Waller Bridge e Emerald Fennel aveva fatto seguito “Nice and Neat”, un episodio che congelava la narrazione per concentrarsi su temi quotidiani (sfortunatamente) come la violenza domestica, umanizzando qualcuno che di umano aveva ben poco, se non le sembianze.

The Hungry Caterpillar” e “Desperate Times” invece riprendono la storyline principale, ma lo fanno con una consapevolezza nuova soprattutto riguardo al personaggio di Villanelle; se prima il killer dal viso di porcellana sembrava sempre recitare delle parti, indossando all’occorrenza le infinite maschere dell’animo umano, questa volta la situazione è nuova anche per lei, un flusso incontrollabile e dirompente di emozioni che la colpiscono dove e quando meno se l’aspetta, al cuore. Che sia amore o semplice noia non c’è dato ancora saperlo e forse non lo capiremo mai del tutto.

Lo stesso succede ad Eve, che complice una Sandra Oh in stato di grazia (mai scelta fu più azzeccata di abbandonare la comfort zone di Grey’s Anatomy per ritrovarsi finalmente libera di esprimere tutto il suo talento), combatte silenziosamente dentro di sé una battaglia con la sua moralità prima ancora che con la sua sessualità.

La “novità” portata dalla scrittura della Fennel è che Villanelle diventa maestosamente il simbolo di politicizzazione della serie, quel “booooooring” urlato all’interno del Rijks museum sottintende perfettamente l’ideale femminista dello show che rinnega la continua oggettivazione ed esposizione del corpo femminile anche in contesti avvallati “moralmente” da tutti come la pittura, soffermandosi non casualmente sull’unico quadro di Jean de Bean che raffigura due uomini eviscerati a testa in giù, da cui poi prenderà ispirazione per punire l’adulterio di un marito, spettacolarizzandolo all’interno di una della vetrine del Red Light Disctrict di Amsterdam.

Tutto in Killing Eve è all’opposto, sembra sempre che qualcosa stia per collidere e invece si ritorna al punto di partenza un istante prima di sfiorarsi; lontane ma unite, come un elastico che si tende a lunghe distanze e si rilassa nel breve, Eve e Villanelle sono due poli opposti che si attraggono quando sono distanti ma della stessa polarità quando sono vicine e quindi si respingono, mancando sempre l’incontro come in una danza, quasi fossero due animali dediti ad un rituale passo a due di corteggiamento per conquistarsi l’un l’altra.Risultati immagini per killing eve 2x03

La trama principale, ancora una volta, risulta solo un pretesto per continuare questo gioco a rincorrersi perpetuamente (lo dimostra benissimo la facilità irrisoria con cui si conclude il caso del Fantasma); lo stesso possiamo dire per gli altri temi solo accennati nella serie: dal rapporto di Eve con suo marito Niko, a quello tra Carolyn e Konstantin o l’indagine su Peel.
Si ha l’impressione come se tutto venga sospeso o rimandato, contano solo loro due: Eve e Villanelle.

Tutto questo però permette allo show di formare una mitologia ben precisa, con dei personaggi secondari comunque ben caratterizzati e da un leitmotiv ricorrente che conferisce alla serie stessa quel mood da spy story anni ’70 ma per niente estraniante.

Killing Eve non delude le grandi aspettative “guadagnate” dopo la sua prima stagione e anzi continua a divertire emozionando, evolvendosi continuamente e posizionandosi come punto di riferimento per la serialità contemporanea.

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