Killing Eve: Recensione e commento degli episodi 2×01 – 2×02

Torna sul piccolo schermo la serie prodotta dalla BBC e riprende esattamente da dove si era concluso lo splendido finale di “God, I’m tired”, confermando nuovamente le ottime impressioni suscitate della prima stagione.
Come se non bastassero le già altissime aspettative di critica e pubblico dopo l’apprezzatissima stagione di debutto, Killing Eve era attesa al varco del fallimento dove molti show più blasonati erano crollati sotto i colpi della maledizione della “one season wonder” (True Detective, Mr. Robot o Westworld, solo per citarne alcune).

Le premesse non erano sicuramente delle più rosee visto anche l’abbandono del più grande punto di forza della serie, la scrittura di quel genio smisurato che risponde al nome di Pheobe Waller-Bridge (Fleabeg), non a caso scelta per curare i dialoghi “comici” del nuovo Bond di Cary Fukanaga (l’autrice non è scomparsa del tutto dallo show diventando produttrice esecutiva).
L’insano compito è ricaduto su Emerald Fennell (Call the midwife) che ha messo in atto una transizione fragile ma che al momento risulta impercettibile per temperamento e impianto visivo.

Questi primi due episodi racchiudono tutta l’essenza della serie e la inserisce in un filone, quello della spy-story, che oggi sta prendendo sempre più consapevolezza di sé, azzardando qualcosa che in questo panorama televisivo saturo di contenuti simili ma allo stesso tempo di qualità raramente si vede, la sperimentazione.
Killing Eve si può includere a pieno, pur se in maniera differente, in quel gruppo di show che comprende anche Patriot e Barry che cercano di riscrivere gli stilemi della narrazione poliziesca classica, andando ad indagare o a ribaltare, ruoli e situazioni che solitamente hanno confini ben definiti.

Do you know how to dispose of a body” è la premiere perfetta a conferma di quanto appena scritto; l’episodio pur mantenendo le caratteristiche tipiche dalla prima stagione, ribalta la vicenda originaria trasformando la preda in cacciatrice e viceversa risaltando ancora una volta grazie alle strabilianti abilità recitative della veterana Sandra Oh e dell’astro nascente Jodie Comer.
Le due attrici esibiscono sullo schermo tutto il loro talento trasmettendo le loro emozioni in modi opposti ma complementari utilizzando i propri corpi e non per forza le parole: il silenzio di Eve amplificato dal suo corpo vibrante e ricurvo o il deambulare di Villanelle, rituale e ipnotico presagio di un destino incombente e inarrestabile ma allo stesso tempo seducente.

L’unica nota negativa di entrambi i nuovi capitoli e della serie in generale, se così si può definire, è sicuramente una trama non troppo originale o accattivante, il maining plot dei “12” è fin troppo debole e mal gestito (un’organizzazione malefica di stampo filo-sovietico fa tanto complottismo da guerra fredda), ma è sempre stato chiaro che la trama di Killing Eve non sia altro che un espediente per far intrecciare e interagire le vite delle due protagoniste.

Dopo Glow (splendida serie Netflix sul wrestling “in gonnella”) anche Killing Eve dona un’impronta e dei vocaboli prettamente femminili ad un genere storicamente maschile e lo fa riconfermandosi con questi due episodi come una delle serie più interessanti dell’intero panorama seriale.

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