Feud: una storia meravigliosa che merita riconoscimenti

Non bisogna davvero girarci attorno. Con l’ultimo episodio trasmesso, il settimo, la serie antologica di Ryan Murphy si è davvero consacrata. “Abandoned” è stato il culmine di un percorso magistralmente costruito nel corso di tutta la serie. È stato l’apice perfetto delle tensioni che erano state al centro della serie. Il lavoro di costruzione e (soprattutto) di recitazione ha portato “Abandoned” ad essere uno dei migliori episodi di serie TV dell’ultimo periodo, sorprendendo per intensità il pubblico, che ormai chiede a gran voce che la serie ottenga riconoscimenti.

E non possiamo certamente dar torto agli appassionati di questa serie antalogica, dedicata alla trasposizione di antagonismi che hanno fatto la storia (del mondo dello spettacolo e non solo…).

Ma quello che ci preme dire in questa sede è che ci troviamo di fronte a un prodotto che è davvero andato oltre ogni aspettativa e che ci ha colpito più di quanto fosse lecito aspettarsi. Murphy, nelle sue precedenti opere, è riuscito nell’intento di fidelizzare un enorme pubblico e di regalare una televisione, magari non troppo raffinata, ma sicuramente gradevole e appassionante. Ma con Feud il poliedrico regista, conosciuto in Italia specialmente per Glee, ha davvero sorpreso e ha fatto le cose per bene, mettendosi in gioco e creando qualcosa di molto diverso da quello a cui eravamo abituati.

Feud è uno show solido e di qualità. Ed è soprattutto uno show intelligente, capace di sfruttare senza mezzi termini o esitazioni i suoi punti di forza. Sfrutta un contesto seducente come la realtà hollywoodiana, svelandone i segreti e le controversie, e soprattutto sfrutta le protagoniste. Susan Sarandon e Jessica Lange, infatti, sfornano delle performance assolutamente brillanti, a cui non può essere rivolto un appunto. Il loro lavoro di immedesimazione in personaggi della caratura di Joan Crawford e Bette Davis è davvero impeccabile. E con l’ultimo episodio trasmesso nessuno potrebbe davvero trovare possibilità di obiettare questa tesi, dal momento che abbiamo assistito a scene dense di pathos e di emozione, così intense da lasciarci a bocca aperta.

Ma risulterebbe quasi banale limitarsi a riconoscere la bravura delle due attrici protagoniste, nel decantare i meriti di Feud. Bisogna, infatti, evidenziare un altro aspetto – forse il più importante – che ha permesso a questa serie di decollare, ovvero la storia di Joan Crawford. Perché è la verità, dietro la narrazione dell’antagonismo fra la Crawford e la Davis, c’è di più. C’è la storia di una donna che ha vissuto una vita difficile, che ha lavorato per emergere dai bassifondi e che non ha mai trovato il suo equilibrio. Di una donna autodistruttiva che è riuscita ad essere la bellezza più iconica della Hollywood dei tempi andati. Di una donna di cui siamo riusciti ad apprezzare i lati più e meno belli, nella stupefacente interpretazione di una Jessica Lange assolutamente da applausi.

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