Il debutto di Iron Fist: merita davvero tante critiche?

Il web è imploso al sentire la notizia del feedback negativo dato dai critici alla nuova serie Marvel, Iron Fist. Sembrerebbe, infatti, che la serie che narra la storia di Danny Rand, ricco ereditiero sperdutosi nell’Himalaya dopo un incidente aereo in cui hanno perso la vita i genitori, non abbia riscosso gli stessi consensi delle serie “sorelle”, come ad esempio Daredevil e Jessica Jones per fare un esempio.

All’opinione della critica televisiva più affermata, però, si è subito contrapposta quella della web community, che, invece, si è prodigata in recensioni per lo più positive.

E, allora, cosa dobbiamo pensare di questa serie? Che sia pessima, o, se non pessima, comunque peggiore di tante altre? Oppure dovremmo pensare che in realtà la serie funziona?

Come accade quasi sempre quando si tratta di giudizi soggettivi, non possiamo che dire che la verità sta nel mezzo. Iron Fist ha debuttato con un pilot all’altezza delle aspettative, che ha subito trasportato gli spettatori in un universo confortevole. Si era criticata una realtà più mistica e lontana dalla verosimiglianza che caratterizza le altre serie Marvel, ma, a nostro modo di vedere, non ci sono storture evidenti. La componente mistica, che di fatto si riduce all’addestramento di Danny a K’Un Lun (luogo posto al di fuori della nostra dimensione) e ai poteri di cui è dotato lo stesso protagonista, non produce alcuna stortura nell’universo fittizio in cui si muovono i personaggi della serie. E poi bisogna partire da un presupposto fondamentale, nell’approcciarsi ad una serie TV o a un film dedicato – per utilizzare la massima semplificazione dei termini – ai supereroi, ovvero che lo spettatore deve accettare che qualcosa non risulti esattamente credibile o almeno non nell’accezione tradizionale di ciò che può risultare credibile.

Recentemente, inoltre, abbiamo visto come in una serie, non prodotta dalla Marvel ma comunque relativa a un eroe Marvel, come Legion le soluzioni ardite non hanno certo compromesso la buona riuscita del prodotto.

Ed anzi nei primi episodi Iron Fist conferma l’atmosfera di Daredevil e delle altre serie dedicate ai Defenders. Lo spettatore non fa fatica a seguire la storia, ad entrare in connessione col personaggio e a immaginare quelli che possono essere gli sviluppi della narrazione.

Paradossalmente, se bisogna trovare un difetto in questi primissimi episodi di Iron Fist è il fatto che, a tratti, la storia sembri troppo lineare e i personaggi troppo prevedibili. Riusciamo a comprendere la struttura narrativa con un semplice sguardo: un ereditiero defraudato, una persona cattiva che si impossessa del suo patrimonio e il povero ragazzo, ormai spogliato di tutto, chiamato a lottare per riprendersi quello che è suo (e nel caso di Iron Fist anche contro l’organizzazione de “La Mano”).

Non impressiona la profondità psicologica del protagonista (Finn Jones), né di Colleen (Jessica Henwick) o di Joy Meachum (Jessica Stroup). Forse un plauso va fatto all’interprete di Ward Meachum, Tom Phelphrey, probabile principale antagonista di Danny nella serie, che, se non altro, vince il premio per la miglior faccia da schiaffi della serie.

Rimane comunque la sensazione che Iron Fist possa essere un prodotto leggero, immediatamente fruibile, dal quale ci attendiamo una progressiva evoluzione che lo porti a convincere anche i più scettici.

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