Chambers: recensione e commento della nuova serie horror di Netflix

Rilasciata il 26 aprile, Chambers è l’ultima e attesissima serie horror approdata su Netflix, creata e prodotta da Leah Rachel con protagonista l’esordiente Sivan Alyra Rose e udite udite il ritorno sul piccolo schermo della musa tarantiniana per eccellenza, quella Uma Thurman che a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo aveva rielaborato il concetto di femme fatale tanto ben definito all’interno dell’immaginario collettivo (vedere alla voce Sharon Stone per farsi un’idea).

La storia inizia con Sasha (Sivan Alyra Rose per l’appunto) giovane (?) liceale, che come gran parte dei ragazzi della sua età o come il 99% delle serie televisive incentrate su protagonisti “teen” credono, ha come pensiero portante della sua vita quello di perdere la verginità con il suo ragazzo TJ (Griffin Poweel-Arcand) non curante della situazione economica tutt’altro che rosea in cui vive o del suo futuro, scolastico e non.

Le cose non potrebbero andare meglio per la nostra protagonista, infatti TJ, il bel ragazzo un po’ rozzo e capellone ma che ama correre (perché discendente di un’antica tribù di indiani, come la nostra protagonista e quindi l’immagine dell’adolescente problematico e poco curato è ordinaria amministrazione) con la classica scusa dello studio la porta nel negozio di materassi di famiglia, forse lontano parente del nostrano Giorgio Mastrota, a consumare la loro prima notte d’amore, cullati dal dolce suono del diluvio universale in corso.

Le premesse per un momento tragico ci sono tutte: due novelli innamorati, un luogo angusto e isolato, la tempesta che infuria e infatti in un batter d’occhio, prima che i due si facciano travolgere dall’irrefrenabile passione , Sasha viene colpita da un arresto cardiaco e allora TJ, non curante della pioggia torrenziale, corre per cercare aiuto nel un quartiere apparentemente desolato prima che sia troppo tardi per la sua amata.
La narrazione riprende qualche tempo dopo, con Sasha che torna a scuola dopo aver subito un trapianto di cuore e da qui le cose iniziano a farsi problematiche.

L’incipit è questo e vorrei evitare di andare avanti altrimenti poi che senso avrebbe vedere la serie? Ecco, proprio in questo vorrei riuscire a trovare un motivo per incentivare a vedere questo show, qualcosa che dica “Hey, ne vale la pena; non stai perdendo quasi dieci ore del tuo tempo”, dovrebbe essere semplice, c’è anche Uma Thurman e invece no, non lo è per niente.

E pensare che in realtà dopo circa 10/15 minuti del primo episodio avevo addirittura azzardato di fare un plauso al montaggio per le splendide transizioni, poi però anche quelle si sono perse nel marasma delle mille cose buttate lì a caso di questa serie e così sono tornato sui miei passi.

Il problema principale è che Chambers è stata pubblicizzata come un horror quando in realtà non lo è.
Intendiamoci, un horror non significa necessariamente mostri, fantasmi,violenza estrema o spavento, ma è sufficiente l’atmosfera, quella genuina e bellissima sensazione di attrazione-repulsione che ti tiene incollato alla sedia tremante e allo stesso tempo ti fa guardare tra le dita delle mani con cui ti copri il viso per vedere lo stesso nonostante il disagio.

La serie tenta di essere tante cose, ma la verità è che arranca fin dall’inizio, strizzando l’occhio qua e là al cinema di genere (Get Out e Lords of Salem) e alle serie di successo degli ultimi tempi senza però trovare una propria dimensione risultando oltre che scontata, involontariamente anche parecchio grottesca e no sense.

Chambers non solo non spaventa, ma la cosa peggiore è che suscita disinteresse. Oltre al fatto che la storia è confusa all’inverosimile che la troppa carne al fuoco diventa quasi un pregio, il vero problema sono i personaggi, sono troppi e non caratterizzati risultando alla fine pressoché inutili e stereotipati.

Chambers | Trailer ufficiale della serie Netflix con Uma Thurman

Dispiace perché di temi interessanti da sviluppare la serie ne aveva molti ma non sono stati sfruttati o gettati nel calderone a casaccio.

Un buco nell’acqua dunque per la piattaforma di Reed Hastings, ma sarebbe anche pretenzioso pensare che tutti i lavori di Netflix sul genere orrorifico siano di alto livello nonostante il sodalizio con Mike Flanagan ci abbia abituati molto bene (Gerald’s Game e The Haunting of Hill House).

E Uma Thurman? Il fu Black Mamba riflette lo spettatore nel suo massimo, passando tutto il tempo a piangere e con gli occhi gonfi chiedendosi probabilmente chi glielo abbia fatto fare, ma tant’è che forse risulta l’unica ad avere uno sviluppo sensato per quanto prevedibile.

Precedente Al Comicon di Napoli Tom Cullen per presentare la seconda stagione di Knightfall Successivo 9-1-1 - 2x17 - Careful What You Wish For - Promo e foto promozionali

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.