American Crime Story: Versace – Recensione 2×06 – Descent

Nella sesta puntata di American Crime Story veniamo catapultati ancora una volta indietro nel tempo rispetto agli episodi precedenti: siamo nel 1996 ed assistiamo agli eventi antecedenti l’incontro tra Andrew Cunanan, Jeff e David a Minneapolis. In particolare, ci troviamo in una lussuosa villa per il compleanno di Andrew. Egli vive qui con un uomo più anziano, Norman, che scopriamo essere colui che ha finanziato numerosi dei suoi viaggi, dei suoi acquisti e dei regali che il ragazzo ha fatto ai suoi amici e amanti. In questo contesto assistiamo anche al primo incontro tra Jeff e David, le prime vittime dell’omicida, e notiamo fin dal primo istante una certa complicità tra i due, che indubbiamente non fa piacere ad Andrew, già in quel momento convinto e determinato nel suo amore per David.

Puntata dopo puntata, quindi, siamo in grado di ricostruire i vari pezzi del puzzle che ci porterà a comprendere le ragioni della follia omicida di Andrew, ma purtroppo ancora pochissimo spazio è dedicato alla vicenda Versace, il quale viene qui solamente evocato attraverso richiami alla sua attività di stilista e durante un sogno che Andrew fa sotto l’effetto di una pesante droga.

L’aspetto fondamentale di questo episodio è senza dubbio l’interesse ad indagare nella psiche del killer. Una domanda che sorge spontanea durante tutta la narrazione è infatti Perché Andrew inventa tutte queste bugie?  e Come riesce a tenerne il conto? E’ chiaro che il ragazzo percepisca che il background familiare in cui è cresciuto, ricco di umiltà e semplicità, non sia adatto ad una personalità come la sua e quindi cerchi di riscattarsi, ma ciò che colpisce è che lo fa in modo sbagliato: non prova a migliorare la sua condizione studiando per trovare un lavoro prestigioso, ma si fa mantenere e inventa bugie su bugie per far credere agli altri di essere colui che non è.

Sperando che la prossima puntata inizi a far luce sul rapporto fra Gianni Versace e il suo assassino, alla prossima settimana,

Martina Torrini

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