American Crime Story – Recensione 2×09 – Alone (Season Finale)

Nell’ultima puntata della seconda stagione di American Crime Story non c’è più spazio per flashback e ricordi del passato. La scena si apre nel luglio del 1997, in seguito all’assassinio di Gianni Versace, dove la narrazione si era interrotta dopo i primi episodi della serie: qui riusciamo finalmente a ricostruire gli avvenimenti accaduti in seguito al terribile omicidio e seguiamo l’assassino mentre cerca senza successo di fuggire dalla giustizia.

La caccia all’uomo si alterna con alcuni momenti che risultano utili per ricostruire e connettere i vari tasselli della stagione. Attraverso i telegiornali, che fanno da filo conduttore dell’episodio, incontriamo di nuovo alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo fondamentale nelle puntate precedenti e nello sviluppo della personalità e della furia omicida di Cunanan, personaggi che chiedono giustizia per i loro familiari o che sfruttano la visibilità mediatica per difendere il killer.

Anche il funerale di Gianni Versace è un evento che ci viene mostrato attraverso le immagini trasmesse in televisione: questo momento risulta essere, a mio parere, uno dei più commoventi della stagione, non solo per la situazione rappresentata in sé, ma anche per gli effetti che la partecipazione e la visione di questo avvenimento provocano su Andrew Cunanan e Antonio D’Amico, lo storico compagno del defunto.

Per quanto riguarda Andrew, nonostante il sangue freddo e l’insensibilità mostrati durante tutti gli omicidi commessi, la visione del funerale sembra quasi provocare in lui una sorta di pentimento o comunque la comprensione di non avere più scampo, di essere in trappola e di avere a disposizione ancora pochissimi attimi di vita. Come viene spesso ricordato nel corso della puntata, Andrew è in fin dei conti un ragazzo che vuole a tutti i costi essere ricordato e, non riuscendo a trovare una particolare strada per essere considerato per qualcosa di buono e positivo, ricorre agli omicidi nel disperato tentativo di essere notato e di diventare qualcuno.

Antonio D’Amico, un personaggio che nonostante il suo potenziale è rimasto fin troppo marginale in una serie crime più incentrata sul carnefice che sulla vittima, risulta durante la scena del funerale il pretesto per tornare a parlare dei pregiudizi che in quegli anni affliggevano ancora gli omosessuali: l’uomo infatti, nonostante fosse il compagno di Gianni Versace da parecchi anni, non viene ritenuto parte della famiglia da nessuno e tenta il suicidio per il dolore dato dalla perdita della persona amata e dalla mancanza di considerazione.

Il titolo di quest’ultimo episodio – Alone – può quindi riferirsi a questi due personaggi, entrambi soli ed emarginati rispetto alla realtà che li circonda, non riconosciuti per il loro valore e per questo alla deriva.

Martina Torrini

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