American Crime Story – recensione 2×03, “A Random Killing”

Senza fare minimo cenno alla tragedia della maison Versace, il terzo episodio di American Crime Story fa luce su uno dei 5 omicidi commessi da Andrew Cunanan, la cui vittima è un importante costruttore edile e imprenditore di Chicago, Lee Miglin. Molto più coinvolgente del precedente, nel terzo capitolo di The Assassination of Gianni Versace vediamo (finalmente) un po’ di azione e diventiamo partecipi delle indagini e della caccia all’assassino.

Ci sono tre punti che fino ad ora accomunano le vittime dell’assassino: si tratta di persone più anziane di lui, omosessuali, ma soprattutto potenti. Sembra infatti che Cunanan sia affascinato ma al contempo infastidito e geloso del loro talento e potere, tanto da volerli “punire”. Al limite della perversione, anche i mezzi di uccisione sono crudeli e violenti, come a voler dimostrare di essere lui il potente, e loro i sottomessi. 

In questo capitolo della serie si insiste ancora molto sul tema dell’omosessualità, vissuta spesso come problema e come motivo di vergogna. Lee Miglin ha infatti una moglie e un figlio, a cui nasconde i suoi incontri con Cunanan. L’imprenditore è combattuto, pentito della sua natura, ma non riesce a farne a meno e vede nel suo futuro assassino un modo per renderlo vivo e felice

Sempre in questo episodio si consuma l’ennesimo crimine del giovane assassino. Inserito nella lista dei “FBI Ten Most Wanted Fugitives”, la lista dei fuggitivi più ricercati dall’FBI, Cunanan uccide anche il guardiano del cimitero militare di Pennsville, per rubare la sua macchina.

Insomma, un episodio sicuramente più carico di azione e coinvolgimento rispetto al precedente. Speriamo che la serie continui di questo passo, ma soprattutto di scoprire qualcosa in più del rapporto tra Versace e Cunanan!

 

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